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sabato, 06 dicembre 2008
Il giorno in cui i barbari uscirono dal CPT

barbero 9 agosto 378Alessandro Barbero, 9 agosto 378 - Il giorno dei barbari, Laterza 2007, 248pagg., 8€.
Lettura scorrevole e appassionante, questo saggio di Alessandro Barbero lo si potrebbe catalogare alla voce "divulgazione storica". Però, in quella voce, temo che si troverebbe in compagnia di tutta quella letteratura fatta di storia romanzata, biografie romanzatissime e romanzi storici - generi che hanno avuto gran fortuna nel passato recente e lontano.
Mentre il libro di Barbero non è niente di tutto ciò. Alessandro Barbero è uno storico (insegna all'Università del Piemonte Orientale a Vercelli) e questo suo libro ha tutti i crismi del saggio storico (e di una certa scuola storiografica, quella dei Duby e dei Canfora, per intendersi). Certo, manca l'apparato di note, appendici e citazioni di una ricerca "scientifica"; perché si tratta di divulgazione, appunto. Ma le fonti sono citate tutte, e ne è argomentata l'attendibilità, di volta in volta.
"9 agosto 378" è un saggio storico, dunque. E tuttavia lo stile usato da Barbero lo rende di una scorrevolezza e leggerezza raramente trovate in opere del genere. Non a caso l'autore scrive anche narrativa (ha vinto lo Strega nel '96 con "Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo"). Il modo in cui si raccontano le premesse, i fatti e le conseguenze della battaglia di Adrianopoli del 9 agosto 378 - in cui i Goti sconfissero l'esercito dell'Impero romano d'oriente - ha una straordinaria freschezza e godibilità (persino ironia, a volte); e l'appendice bibliografica elenca e descrive le opere consigliate a chi volesse approfondire.
Nella vicenda, tra l'altro, è facile vedere un parallelismo con un fenomeno attuale, e cioè l'immigrazione dal sud del mondo verso i paesi occidentali. Nel IV secolo d.C. quella pressione sui confini del mondo ricco e progredito veniva dal nord, dall'Europa e dall'Asia. E l'atteggiamento dei romani nei confronti di questi barbari non era solo di disprezzo e rifiuto: l'enorme Impero romano aveva infatti bisogno di manodopera, di contadini, servi e soldati; ed attingeva da tempo tra le popolazioni del nord a questo scopo; oltretutto, nel IV sec., l'Impero era cristiano; ad anche ciò serviva a giustificare e "nobilitare" la politica di apertura verso i barbari inaugurata da Costantino un secolo prima (senza dimenticare che l'Impero si era costruito fin dall'inizio come un vero melting pot, usando la conquista, l'assimilazione ma anche la tolleranza culturale).