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Georges Perec, 53 giorni.
Paolo Zellini, Gnomon - Una indagine sul numero.
Thomas Pynchon, L'arcobaleno della gravitĂ .
William Gaddis, Le Perizie.
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Terry Pratchett, Feet of clay.
Terry Pratchett, L'arte della magia.
Terry Pratchett, La luce fantastica.
Terry Pratchett, Mort l'apprendista.
Terry Pratchett, The colour of magic - The graphic novel.
Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo dirci cristiani.
Terry Pratchett, Uomini d'arme.
Francesco Guccini, Cittanòva Blues.
Terry Pratchett, A me le guardie!.
Desmond Morris, Il cane, tutti i perché.
Arthur C. Clarke, 2001, odissea nello spazio.
Douglas Adams, Praticamente innocuo.
Douglas Adams, Addio e grazie di tutto il pesce.
Douglas Adams, La vita, l'universo e tutto quanto.
Douglas Adams, Ristorante al termine dell'universo.
Kurt Vonnegut, Mattatoio n°5.
Arthur Conan Doyle, The hound of Baskervilles.
Robert Luis Stevenson, Treasure Island.
Arthur Conan Doyle, A study in scarlet.
Georges Perec, W o il ricordo d'infanzia.
Joseph Conrad, Lo specchio del mare.
Michele Mari, Verderame.
Giampaolo Dossena, Dante
Donald Barthelme, Biancaneve
Giorgio Manganelli, Poesie
Paolo ALbani, La governante di Jevons
Ermanno Cavazzoni, Storia naturale dei giganti
Gianni Mura, Giallo su giallo
Giampaolo Dossena, Mangiare banane
Gianni Clerici, Zoo
Gianni Clerici, Alassio, 1939
David Foster Wallace, Oblio
Francesco Guccini, La legge del bar e altre comiche.
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Template: non è 'sto granché però l'ho fatto tutto da me, e quindi...
mercoledì, 16 gennaio 2008
sabato, 18 novembre 2006
Ho messo online il file audio di Pasolini che legge la sua poesia "Il canto popolare" .
Il canto popolare - Pier Paolo Pasolini
Improvviso il mille novecento
cinquanta due passa sull'Italia:
solo il popolo ne ha un sentimento
vero: mai tolto al tempo, non l'abbaglia
la modernità, benché sempre il più
moderno sia esso, il popolo, spanto
in borghi, in rioni, con gioventù
sempre nuove - nuove al vecchio canto -
a ripetere ingenuo quello che fu.
Scotta il primo sole dolce dell'anno
sopra i portici delle cittadine
di provincia, sui paesi che sanno
ancora di nevi, sulle appenniniche
greggi: nelle vetrine dei capoluoghi
i nuovi colori delle tele, i nuovi
vestiti come in limpidi roghi
dicono quanto oggi si rinnovi
il mondo, che diverse gioie sfoghi...
Ah, noi che viviamo in una sola
generazione ogni generazione
vissuta qui, in queste terre ora
umiliate, non abbiamo nozione
vera di chi è partecipe alla storia
solo per orale, magica esperienza;
e vive puro, non oltre la memoria
della generazione in cui presenza
della vita è la sua vita perentoria.
Nella vita che è vita perché assunta
nella nostra ragione e costruita
per il nostro passaggio - e ora giunta
a essere altra, oltre il nostro accanito
difenderla - aspetta - cantando supino,
accampato nei nostri quartieri
a lui sconosciuti, e pronto fino
dalle più fresche e inanimate ère -
il popolo: muta in lui l'uomo il destino.
E se ci rivolgiamo a quel passato
ch'è nostro privilegio, altre fiumane
di popolo ecco cantare: recuperato
è il nostro moto fin dalle cristiane
origini, ma resta indietro, immobile,
quel canto. Si ripete uguale.
Nelle sere non più torce ma globi
di luce, e la periferia non pare
altra, non altri i ragazzi nuovi...
Tra gli orti cupi, al pigro solicello
Adalbertos komis kurtis!, i ragazzini
d'Ivrea gridano, e pei valloncelli
di Toscana, con strilli di rondinini:
Hor atorno fratt Helya! La santa
violenza sui rozzi cuori il clero
calca, rozzo, e li asserva a un'infanzia
feroce nel feudo provinciale l'Impero
da Iddio imposto: e il popolo canta.
Un grande concerto di scalpelli
sul Campidoglio, sul nuovo Appennino,
sui Comuni sbiancati dalle Alpi,
suona, giganteggiando il travertino
nel nuovo spazio in cui s'affranca
l'Uomo: e il manovale Dov'andastà
jersera... ripete con l'anima spanta
nel suo gotico mondo. Il mondo schiavitù
resta nel popolo. E il popolo canta.
Apprende il borghese nascente lo Ça ira,
e trepidi nel vento napoleonico,
all'Inno dell'Albero della Libertà,
tremano i nuovi colori delle nazioni.
Ma, cane affamato, difende il bracciante
i suoi padroni, ne canta la ferocia,
Guagliune 'e mala vita! in branchi
feroci. La libertà non ha voce
per il popolo cane. E il popolo canta.
Ragazzo del popolo che canti,
qui a Rebibbia sulla misera riva
dell'Aniene la nuova canzonetta, vanti
è vero, cantando, l'antica, la festiva
leggerezza dei semplici. Ma quale
dura certezza tu sollevi insieme
d'imminente riscossa, in mezzo a ignari
tuguri e grattacieli, allegro seme
in cuore al triste mondo popolare.
Nella tua incoscienza è la coscienza
che in te la storia vuole, questa storia
il cui Uomo non ha più che la violenza
delle memorie, non la libera memoria...
E ormai, forse, altra scelta non ha
che dare alla sua ansia di giustizia
la forza della tua felicità,
e alla luce di un tempo che inizia
la luce di chi è ciò che non sa.
1952-53

Improvviso il mille novecento
cinquanta due passa sull'Italia:
solo il popolo ne ha un sentimento
vero: mai tolto al tempo, non l'abbaglia
la modernità, benché sempre il più
moderno sia esso, il popolo, spanto
in borghi, in rioni, con gioventù
sempre nuove - nuove al vecchio canto -
a ripetere ingenuo quello che fu.
Scotta il primo sole dolce dell'anno
sopra i portici delle cittadine
di provincia, sui paesi che sanno
ancora di nevi, sulle appenniniche
greggi: nelle vetrine dei capoluoghi
i nuovi colori delle tele, i nuovi
vestiti come in limpidi roghi
dicono quanto oggi si rinnovi
il mondo, che diverse gioie sfoghi...
Ah, noi che viviamo in una sola
generazione ogni generazione
vissuta qui, in queste terre ora
umiliate, non abbiamo nozione
vera di chi è partecipe alla storia
solo per orale, magica esperienza;
e vive puro, non oltre la memoria
della generazione in cui presenza
della vita è la sua vita perentoria.
Nella vita che è vita perché assunta
nella nostra ragione e costruita
per il nostro passaggio - e ora giunta
a essere altra, oltre il nostro accanito
difenderla - aspetta - cantando supino,
accampato nei nostri quartieri
a lui sconosciuti, e pronto fino
dalle più fresche e inanimate ère -
il popolo: muta in lui l'uomo il destino.
E se ci rivolgiamo a quel passato
ch'è nostro privilegio, altre fiumane
di popolo ecco cantare: recuperato
è il nostro moto fin dalle cristiane
origini, ma resta indietro, immobile,
quel canto. Si ripete uguale.
Nelle sere non più torce ma globi
di luce, e la periferia non pare
altra, non altri i ragazzi nuovi...
Tra gli orti cupi, al pigro solicello
Adalbertos komis kurtis!, i ragazzini
d'Ivrea gridano, e pei valloncelli
di Toscana, con strilli di rondinini:
Hor atorno fratt Helya! La santa
violenza sui rozzi cuori il clero
calca, rozzo, e li asserva a un'infanzia
feroce nel feudo provinciale l'Impero
da Iddio imposto: e il popolo canta.
Un grande concerto di scalpelli
sul Campidoglio, sul nuovo Appennino,
sui Comuni sbiancati dalle Alpi,
suona, giganteggiando il travertino
nel nuovo spazio in cui s'affranca
l'Uomo: e il manovale Dov'andastà
jersera... ripete con l'anima spanta
nel suo gotico mondo. Il mondo schiavitù
resta nel popolo. E il popolo canta.
Apprende il borghese nascente lo Ça ira,
e trepidi nel vento napoleonico,
all'Inno dell'Albero della Libertà,
tremano i nuovi colori delle nazioni.
Ma, cane affamato, difende il bracciante
i suoi padroni, ne canta la ferocia,
Guagliune 'e mala vita! in branchi
feroci. La libertà non ha voce
per il popolo cane. E il popolo canta.
Ragazzo del popolo che canti,
qui a Rebibbia sulla misera riva
dell'Aniene la nuova canzonetta, vanti
è vero, cantando, l'antica, la festiva
leggerezza dei semplici. Ma quale
dura certezza tu sollevi insieme
d'imminente riscossa, in mezzo a ignari
tuguri e grattacieli, allegro seme
in cuore al triste mondo popolare.
Nella tua incoscienza è la coscienza
che in te la storia vuole, questa storia
il cui Uomo non ha più che la violenza
delle memorie, non la libera memoria...
E ormai, forse, altra scelta non ha
che dare alla sua ansia di giustizia
la forza della tua felicità,
e alla luce di un tempo che inizia
la luce di chi è ciò che non sa.
1952-53
martedì, 19 settembre 2006
Ho scaricato, ricaricato ed ora linkato varie altre letture d'autore. Ne posto due (altre in séguito):
Pier Paolo Pasolini che legge la sua Supplica a mia madre (qui il testo);
ed Ezra Pound che declama il suo Cantico del sole, il cui testo è quello che segue:
The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation
Troubles my sleep,
The thought of what America,
The thought of what America,The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation
Troubles my sleep.
Nunc dimittis, now lettest thou thy servant,
Now lettest thou thy servant
Depart in peace.
The thought of what America,
The thought of what America,
The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation...
Oh well!
It troubles my sleep.
Pier Paolo Pasolini che legge la sua Supplica a mia madre (qui il testo);
ed Ezra Pound che declama il suo Cantico del sole, il cui testo è quello che segue:
The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation
Troubles my sleep,
The thought of what America,
The thought of what America,The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation
Troubles my sleep.
Nunc dimittis, now lettest thou thy servant,
Now lettest thou thy servant
Depart in peace.
The thought of what America,
The thought of what America,
The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation...
Oh well!
It troubles my sleep.
giovedì, 07 settembre 2006
In sostituzione dei post seri (che avrei dovuto fare oggi però, yawn...), due interessanti file audio.
Charles Bukowski, Uncensored From The Run With The Hunted Session Part 2 - 03 - On Ezra Pound, John Fante And Other Assor.
Pier Paolo Pasolini legge Le ceneri di Gramsci.
Charles Bukowski, Uncensored From The Run With The Hunted Session Part 2 - 03 - On Ezra Pound, John Fante And Other Assor.
Pier Paolo Pasolini legge Le ceneri di Gramsci.
Come si suol dire, buon ascolto.
martedì, 16 maggio 2006
Ho messo online la lettura del primo articolo del secondo capitolo della raccolta, appena edita, "L'isola pianeta e altri settentrioni" di Giorgio Manganelli (Adelphi). La raccolta contiene i reportage dei viaggi del Manga nel nord Europa per conto de L'Espresso.
In questo secondo capitolo del libro il tapiro ilarotragico è diretto in Islanda, e a ciò, ansiosamente si prepara.
In questo secondo capitolo del libro il tapiro ilarotragico è diretto in Islanda, e a ciò, ansiosamente si prepara.
Islanda, tranquillanti e cravatte
REM: Per chi si ponesse in questo momento all'ascolto, gli altri audiolibri stanno qua.
REM: Per chi si ponesse in questo momento all'ascolto, gli altri audiolibri stanno qua.
domenica, 15 gennaio 2006
giovedì, 05 gennaio 2006
martedì, 03 gennaio 2006
Da Centuria di Giorgio Manganelli: Due (centuria n°2)
Da Centuria di Giorgio Manganelli: Tre (centuria n°3)
Da Centuria di Giorgio Manganelli: Tre (centuria n°3)
lunedì, 02 gennaio 2006
Da Centuria di Giorgio Manganelli: Uno (centuria n°1)
Altro file audio. Le centurie (così, secondo Calvino, si indicavano i vari raccontini - 100 - di una pagina che formano Centuria) dovrebbero prestarsi a fare file audio. Anche se non si può leggere, o ascoltare, questo straordinario libro senza raggruppare in un'unica lettura un tot di queste storie lunghe una pagina e mezza ciascuna, il cui senso scaturisce soprattutto proprio dall'ordinato affastellarsi e stratificarsi dei 100 romanzi-fiume che lo compongono.
Giorgio Manganelli
Altro file audio. Le centurie (così, secondo Calvino, si indicavano i vari raccontini - 100 - di una pagina che formano Centuria) dovrebbero prestarsi a fare file audio. Anche se non si può leggere, o ascoltare, questo straordinario libro senza raggruppare in un'unica lettura un tot di queste storie lunghe una pagina e mezza ciascuna, il cui senso scaturisce soprattutto proprio dall'ordinato affastellarsi e stratificarsi dei 100 romanzi-fiume che lo compongono.
Giorgio Manganellisabato, 24 dicembre 2005
Avrei voluto mettere questo primo audiolibro in un podcast, ma, nonostante ci sia rimbecillito qualche ora, al momento non mi riesce (*).
Quindi metto solo il link al file mp3.
Non che faccia gran differenza; comunque questa è in fondo solo una prova: un breve racconto di Julio Cortàzar (tratto da "Bestiario") di cui ho registrato la lettura ad alta voce: per scaricarlo basta cliccare sul link. Enjoy.
(*) No, perché 'sto cazzo di feed, cioè il coso XML, io ho anche provato scriverlo; poi l'ho messo on line; ma FeedValidator dice non va bene. Boh.
Aggiornamento: forse ci sono riuscito: il podcast dovrebbe star qua. Ammesso che. Non è detto che. Poi vedo. Che ne so.
Quindi metto solo il link al file mp3.
Non che faccia gran differenza; comunque questa è in fondo solo una prova: un breve racconto di Julio Cortàzar (tratto da "Bestiario") di cui ho registrato la lettura ad alta voce: per scaricarlo basta cliccare sul link. Enjoy.
(*) No, perché 'sto cazzo di feed, cioè il coso XML, io ho anche provato scriverlo; poi l'ho messo on line; ma FeedValidator dice non va bene. Boh.
Aggiornamento: forse ci sono riuscito: il podcast dovrebbe star qua. Ammesso che. Non è detto che. Poi vedo. Che ne so.








