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Gianni Clerici, Alassio, 1939
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Francesco Guccini, La legge del bar e altre comiche.
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Template: non è 'sto granché però l'ho fatto tutto da me, e quindi...
mercoledì, 27 agosto 2008
lunedì, 11 agosto 2008
SICCOME io di mestiere faccio lo scultore...
No, davvero. Seriamente! Faccio lo scultore. Giuro.
Dicevo, siccome faccio lo scultore, allora talvolta mi vien da pensare che il web, le cose webbiche, lì, tutto l'ambaradan, non hanno la possibilità di trasmettere/ospitare le sculture.
Chiaro, no? È pacifico. Non c'è verso!
Sì, certo, delle sculture si possono mettere le foto, sul web; e talvolta - diciamo la verità - le sculture, in foto, sembrano più belle che dal vero, con le luci giuste, lo sfondo eccetera.
Però le foto delle sculture non sono sculture. Stanno alle sculture, le foto, come le foto delle belle donne stanno alle belle donne (anche le donne, infatti - e pure gli uomini, si capisce - in foto possono essere più belle che dal vero). Ma con le foto delle belle donne... Non occorre che spieghi oltre, no?
Sì, è vero, esistono le fotocopiatrici 3d - dei pantografi che lavorano col polistirolo, in pratica, ma intanto non sono diffuse e costano un pacco di soldi; e poi comunque con quelle si fanno solo delle cose di polistirolo; piccole, per di più. Polistirolo grezzo, insomma... Non è il massimo.
Se è per quello esistono pure grossi pantografi per il marmo che lavorano anche con dati numerici. Ma in ogni caso si tratta di tecnologie che hanno a che fare con la digitalizzazione di oggetti, o con la loro progettazione, anche; ma non con l'uso del web per condividere questi oggetti. Non fino ad oggi, almeno.
Ok, fare scultura per il web potrebbe voler dire anche abbandonare i materiali tradizionali e passare ad altri, con altre e nuove possibilità. Per la pittura e la fotografia (e le loro contaminazioni) è già così. Ma anche lì, insomma, non è che ci siamo granché. Cioè, si può fare pittura/fotografia con strumenti digitali, ok, ma poi sul web puoi metterci solo delle riproduzioni.
Ma sto divagando. Dicevo della scultura con materiali non tradizionali; o, per meglio dire, senza materiali. Io posso farla, una scultura esclusivamente digitale, come no. Ma finché resta un file, questa scultura è al massimo un progetto di scultura. Ovvero, ciò che conta è l'output finale, chiaro, mica il progetto.
Allora se rinuncio al materiale posso al massimo o fare degli oggetti 3d digitali, visibili con un software specifico che faccia il suo bel rendering (e questo sarebbe l'output finale); oppure ricorrere agli ologrammi.
Se non che, gli oggetti 3d son cosette che stanno dentro il monitor - ed hanno più a che fare con l'animazione che con la scultura - e i proiettori di ologrammi, eh!, costano una cifra e non sono diffusi neanche loro.
Comunque questo post non è che lo scrivo per fare il punto dello stato della tecnologia rispetto al web e alla scultura. No.
E' solo per dire che, a volte, mi spiace non poter mettere on line le sculture.
D'altra parte, il fatto che le sculture siano legate ai materiali, alle loro caratteristiche fisiche al lavoro manuale, quel fatto lì lo trovo confortante.
Probabilmente è una posizione di retroguardia, ma pazienza.
No, davvero. Seriamente! Faccio lo scultore. Giuro.
Dicevo, siccome faccio lo scultore, allora talvolta mi vien da pensare che il web, le cose webbiche, lì, tutto l'ambaradan, non hanno la possibilità di trasmettere/ospitare le sculture.
Chiaro, no? È pacifico. Non c'è verso!
Sì, certo, delle sculture si possono mettere le foto, sul web; e talvolta - diciamo la verità - le sculture, in foto, sembrano più belle che dal vero, con le luci giuste, lo sfondo eccetera.
Però le foto delle sculture non sono sculture. Stanno alle sculture, le foto, come le foto delle belle donne stanno alle belle donne (anche le donne, infatti - e pure gli uomini, si capisce - in foto possono essere più belle che dal vero). Ma con le foto delle belle donne... Non occorre che spieghi oltre, no?
Sì, è vero, esistono le fotocopiatrici 3d - dei pantografi che lavorano col polistirolo, in pratica, ma intanto non sono diffuse e costano un pacco di soldi; e poi comunque con quelle si fanno solo delle cose di polistirolo; piccole, per di più. Polistirolo grezzo, insomma... Non è il massimo.
Se è per quello esistono pure grossi pantografi per il marmo che lavorano anche con dati numerici. Ma in ogni caso si tratta di tecnologie che hanno a che fare con la digitalizzazione di oggetti, o con la loro progettazione, anche; ma non con l'uso del web per condividere questi oggetti. Non fino ad oggi, almeno.
Ok, fare scultura per il web potrebbe voler dire anche abbandonare i materiali tradizionali e passare ad altri, con altre e nuove possibilità. Per la pittura e la fotografia (e le loro contaminazioni) è già così. Ma anche lì, insomma, non è che ci siamo granché. Cioè, si può fare pittura/fotografia con strumenti digitali, ok, ma poi sul web puoi metterci solo delle riproduzioni.
Ma sto divagando. Dicevo della scultura con materiali non tradizionali; o, per meglio dire, senza materiali. Io posso farla, una scultura esclusivamente digitale, come no. Ma finché resta un file, questa scultura è al massimo un progetto di scultura. Ovvero, ciò che conta è l'output finale, chiaro, mica il progetto.
Allora se rinuncio al materiale posso al massimo o fare degli oggetti 3d digitali, visibili con un software specifico che faccia il suo bel rendering (e questo sarebbe l'output finale); oppure ricorrere agli ologrammi.
Se non che, gli oggetti 3d son cosette che stanno dentro il monitor - ed hanno più a che fare con l'animazione che con la scultura - e i proiettori di ologrammi, eh!, costano una cifra e non sono diffusi neanche loro.
Comunque questo post non è che lo scrivo per fare il punto dello stato della tecnologia rispetto al web e alla scultura. No.
E' solo per dire che, a volte, mi spiace non poter mettere on line le sculture.
D'altra parte, il fatto che le sculture siano legate ai materiali, alle loro caratteristiche fisiche al lavoro manuale, quel fatto lì lo trovo confortante.
Probabilmente è una posizione di retroguardia, ma pazienza.
martedì, 13 maggio 2008
sabato, 05 aprile 2008
Siccome nel leggere "A me le guardie!" e "Uomini d'arme" mi son divertito, e quelle storie mi sono sembrate già di per sé quasi soggetti di fumetti comico-grotteschi, allora, ecco, ho fatto un disegnetto con i protagonisti di quelle storie (il che mi ha convinto ulteriormente a non avventurarmi in imprese fumettistiche che vadano oltre Olmo&Biru).
lunedì, 17 dicembre 2007
Cap. LXXXIX
El modo del ritrarre una montagna del naturale
Se vuoi pigliare una buona maniera di montagne e che paino naturali, togli di pietre grandi e che sieno scogliose e non pulite, e ritra'ne del naturale, daendo i lumi e scuro, secondo che la ragione t'acconsente.
Cap. LXX
Le misure che de' avere il corpo dell'uomo fatto perfettamente
Nota che, innanzi più oltre vada, ti voglio dare a littera le misure dell'uomo. Quelle della femmina lascio stare, perché non ha nessuna perfetta misura. (...)
(Cennino Cennino, Il libro dell'arte)
El modo del ritrarre una montagna del naturale
Se vuoi pigliare una buona maniera di montagne e che paino naturali, togli di pietre grandi e che sieno scogliose e non pulite, e ritra'ne del naturale, daendo i lumi e scuro, secondo che la ragione t'acconsente.
Cap. LXX
Le misure che de' avere il corpo dell'uomo fatto perfettamente
Nota che, innanzi più oltre vada, ti voglio dare a littera le misure dell'uomo. Quelle della femmina lascio stare, perché non ha nessuna perfetta misura. (...)
(Cennino Cennino, Il libro dell'arte)
mercoledì, 28 novembre 2007
Avendo una certa esperienza e frequentazione del mondo dell'arte, provo a mettere tali conoscenze a disposizione degli artisti esordienti e degli aspiranti tali (so già che me ne pentirò).
Ecco quindi un po' di regolette, così come mi son venute in mente.
I galleristi (quelli veri) sono mercanti. I mercanti non necessariamente sono galleristi.
Il gallerista che ti chiede il 50% è onesto. Se ti chiede di meno puoi avere qualche dubbio (se sei in Italia).
Il gallerista che ti chiede dei soldi non è un gallerista, e neanche un mercante. Se invece ti chiede di regalargli un'opera alla fine della personale/collettiva/fiera/rassegna, allora ok.
Le opere d'arte, per il mercante/gallerista, si chiamano "lavori"; o anche "pezzi".
Le gallerie sono specializzate; è inutile proporre esordienti a chi tratta paesaggisti dell'800.
L'interlocutore/mediatore, per un artista, è il mercante d'arte; l'acquirente è la media e alta borghesia: farsene una ragione.
Per lavorare con un gallerista che non ti conosce devi avere delle referenze. Se non hai referenze conviene provare a presentare il proprio lavoro ad un critico che lavora con quel gallerista, piuttosto che al gallerista stesso.
Le mostre presso gli enti pubblici possono aiutare a farsi conoscere; ma non necessariamente qualificano chi vi partecipa. Quel che conta è che facciano un buon catalogo.
Le mostre organizzate dagli enti pubblici o associazioni mettendoci solo lo spazio espositivo e senza stampare cataloghi e fare promozione sono abbastanza inutili.
Gli enti pubblici possono anche essere acquirenti/committenti, certo.
Le fiere d'arte autentiche sono meno delle fiere d'arte fasulle. Queste ultime vendono gli stand agli artisti e stampano cataloghi mastodontici vendendone le pagine agli espositori. Sono una perdita di tempo e denaro. Le fiere d'arte autentiche, invece, vendono gli stand a galleristi, mercanti, editori, associazioni.
Le fiere d'arte autentiche che lavorano, in Italia, sono poche. La numero uno è Bologna (Artefiera); poi c'è Milano (Miart), ma molto distanziata; poi ce ne sono altre (Torino, Forlì etc.). Non ho dati aggiornati sulle minori.
Gli spazi pubblicitari sulle riviste d'arte li devono comprare i galleristi. Lo stesso per i redazionali pubblicitari dichiarati. L'articolo pubblicitario non dichiarato può pagarlo anche l'artista; ma non è una buona idea, a meno che non si tratti di un articolo spontaneo e non concordato che poi l'artista remunera di sua iniziativa regalando un pezzo al critico che l'ha scritto.
N.B: i mercanti d'arte sono mercanti.
Ecco quindi un po' di regolette, così come mi son venute in mente.
I galleristi (quelli veri) sono mercanti. I mercanti non necessariamente sono galleristi.
Il gallerista che ti chiede il 50% è onesto. Se ti chiede di meno puoi avere qualche dubbio (se sei in Italia).
Il gallerista che ti chiede dei soldi non è un gallerista, e neanche un mercante. Se invece ti chiede di regalargli un'opera alla fine della personale/collettiva/fiera/rassegna, allora ok.
Le opere d'arte, per il mercante/gallerista, si chiamano "lavori"; o anche "pezzi".
Le gallerie sono specializzate; è inutile proporre esordienti a chi tratta paesaggisti dell'800.
L'interlocutore/mediatore, per un artista, è il mercante d'arte; l'acquirente è la media e alta borghesia: farsene una ragione.
Per lavorare con un gallerista che non ti conosce devi avere delle referenze. Se non hai referenze conviene provare a presentare il proprio lavoro ad un critico che lavora con quel gallerista, piuttosto che al gallerista stesso.
Le mostre presso gli enti pubblici possono aiutare a farsi conoscere; ma non necessariamente qualificano chi vi partecipa. Quel che conta è che facciano un buon catalogo.
Le mostre organizzate dagli enti pubblici o associazioni mettendoci solo lo spazio espositivo e senza stampare cataloghi e fare promozione sono abbastanza inutili.
Gli enti pubblici possono anche essere acquirenti/committenti, certo.
Le fiere d'arte autentiche sono meno delle fiere d'arte fasulle. Queste ultime vendono gli stand agli artisti e stampano cataloghi mastodontici vendendone le pagine agli espositori. Sono una perdita di tempo e denaro. Le fiere d'arte autentiche, invece, vendono gli stand a galleristi, mercanti, editori, associazioni.
Le fiere d'arte autentiche che lavorano, in Italia, sono poche. La numero uno è Bologna (Artefiera); poi c'è Milano (Miart), ma molto distanziata; poi ce ne sono altre (Torino, Forlì etc.). Non ho dati aggiornati sulle minori.
Gli spazi pubblicitari sulle riviste d'arte li devono comprare i galleristi. Lo stesso per i redazionali pubblicitari dichiarati. L'articolo pubblicitario non dichiarato può pagarlo anche l'artista; ma non è una buona idea, a meno che non si tratti di un articolo spontaneo e non concordato che poi l'artista remunera di sua iniziativa regalando un pezzo al critico che l'ha scritto.
N.B: i mercanti d'arte sono mercanti.
sabato, 24 novembre 2007
Oggi avrei dovuto andare a Forlì alla Fiera d'arte Contemporanea 2007; il mio gallerista ha uno stand, ha portato roba mia, dice "vieni anche te ché ci ho i biglietti omaggio".
Però, vuoi per altre cose sovrappresemi, vuoi perché piove e non ci ho voglia, vuoi infine per il fatto che, ahò, il gallerista c'è apposta per sobbarcarsi 'ste cose, non ci vado.
Però chi si trova da quelle parti e ci vuole andare...
Quella di Forlì è una fieretta in crescita, fatta seriamente (dice il gallerista), a differenza di tante pseudo-fiere le cui offerte di spazi mi arrivano a casa regolarmente.
Però, vuoi per altre cose sovrappresemi, vuoi perché piove e non ci ho voglia, vuoi infine per il fatto che, ahò, il gallerista c'è apposta per sobbarcarsi 'ste cose, non ci vado.
Però chi si trova da quelle parti e ci vuole andare...
Quella di Forlì è una fieretta in crescita, fatta seriamente (dice il gallerista), a differenza di tante pseudo-fiere le cui offerte di spazi mi arrivano a casa regolarmente.
mercoledì, 21 novembre 2007
La Palude definitiva - Bozzetto 4, tecnica mista su carta cm 70x50, 1999
La Palude definitiva - Bozzetto 5, tecnica mista su carta cm 70x50, 1999
La Palude definitiva - Bozzetto 6, tecnica mista su carta cm 70x50, 1999
La Palude definitiva - Bozzetto 7, tecnica mista su carta cm 70x50, 1999
La Palude definitiva - Bozzetto 8, tecnica mista su carta cm 70x50, 1999
La Palude definitiva, olio su tela cm 100x80, 1999(Il romanzo di Manganelli mi aveva fatto una grande impressione; specie la parte iniziale. Non ho cambiato idea.)
sabato, 10 novembre 2007
venerdì, 09 novembre 2007
Inizio qua una specie di fumetto (tentativo di) dalla lunghezza ancora imprecisata e fatto di episodi.
Lo metto sul blog, benché si tratti di una prima bozza, per automotivarmi a proseguirlo (sono pigro, l'ho già detto). ;)

Lo metto sul blog, benché si tratti di una prima bozza, per automotivarmi a proseguirlo (sono pigro, l'ho già detto). ;)

martedì, 30 ottobre 2007
Ovvero, questo sito qua.
Eh, ci ha una sua poeticità che sta tra L'Enciclopedia dei Quindici, le pratiche Zen e l'horror domestico.
(Trovato da lui.)
Eh, ci ha una sua poeticità che sta tra L'Enciclopedia dei Quindici, le pratiche Zen e l'horror domestico.
(Trovato da lui.)
venerdì, 12 ottobre 2007
sabato, 06 ottobre 2007
Fa molto piacere sapere che Adelphi abbia tradotto i romanzi-collage di Max Ernst ("Una settimana di bontà - Tre romanzi per immagini", 2007). Un po' meno il fatto che il libro costi 35 euro. Tra l'altro di testo non c'è praticamente niente, nei romanzi-collage di Ernst: si può anche prendere l'edizione inglese in brossura che costa 12 euro (però quello lì in anglais è solo uno dei 3 roman pour images. 12x3=36, siamo lì).




venerdì, 05 ottobre 2007
Il mio gallerista ha comprato uno spazio su una tv commerciale satellitare - nuova, per di più.
Mi pare giusto dargli un aiutino (anche perché egli vende pure robe mie, là sopra, ehm) e spammare i miei 70 visitatori cotidiani facendo loro sapere che su Arte&Arte Channel (canale 937 di Sky; non hanno un sito web) tutti i giorni c'è una trasmissione di un paio d'ore che esibisce le opere trattate dalla galleria.
Non so bene a che ora. Stasera alle 21, per dire.
Mi pare giusto dargli un aiutino (anche perché egli vende pure robe mie, là sopra, ehm) e spammare i miei 70 visitatori cotidiani facendo loro sapere che su Arte&Arte Channel (canale 937 di Sky; non hanno un sito web) tutti i giorni c'è una trasmissione di un paio d'ore che esibisce le opere trattate dalla galleria.
Non so bene a che ora. Stasera alle 21, per dire.
venerdì, 21 settembre 2007
Culla, bronzo, 2002mercoledì, 19 settembre 2007
martedì, 18 settembre 2007
martedì, 28 agosto 2007
Pigrizia permettendo, farei anch'io qualche foto di carte geografiche - o altre cose - disegnate usando i propri vestiti. Sembra divertente.
Lo fa l'artista olandese Corriette Schoenaerts, assieme ad altre installazioni-fotografie garbate.
Lo fa l'artista olandese Corriette Schoenaerts, assieme ad altre installazioni-fotografie garbate.
sabato, 04 agosto 2007
Come nascono le leggende metropolitane? Anzi: come nascono le confusioni metropolitane?
Ecco alcuni estratti da vari siti, contenenti un dato che sicuramente vi suonerà familiare:
"...secondo l'UNESCO l'Italia possiede più del 50 per cento del patrimonio storico-artistico mondiale..."
"...Oggi Italia possiede il 60% del patrimonio artistico mondiale!..."
"...L'Italia possiede i due terzi del patrimonio storico artistico mondiale..."
"...L'Italia possiede circa la metà del patrimonio artistico-archeologico mondiale."
"...L'italia possiede il 70% del patrimonio artistico,culturale e naturale del intero pianeta..."
"...L'Italia possiede il 65% del patrimonio artistico mondiale..."
"...Secondo l'Unesco, riporta l'Eurispes, l'Italia possiede il 60- 70% dei beni mondiali..."
"...l'Italia possiede il 70% delle ricchezze mondiali..."
"... L'italia possiede da sola oltre il 50% del patrimonio artistico mondiale..."
"...L'Italia possiede la metà del patrimonio artistico mondiale..."
"...In Italia è presente circa il 40% del patrimonio artistico mondiale..."
"...In Italia è presente circa 1/3 del patrimonio artistico di tutto il mondo..."
"...i beni culturali e l'arte in genere (di cui solo L'italia ne possiede circa l' 80% del patrimonio mondiale)..."
"...l'Italia possiede da sola il 70 per cento del patrimonio artistico e monumentale dell'intero pianeta..."
"...l’Italia possiede il 60 per cento delle ricchezze di tutto il mondo..."
E infine: Francesco Rutelli: "...L'Italia possiede l'80 per cento dei beni culturali del pianeta."
Ma si potrebbe continuare a piacere, raccogliendo le cifre più svariate. Del resto si tratta appunto di un dato che l'orgoglio e il superficialismo patrio riproduce ogni volta che può, svariando nelle percentuali come è nella tradizione della trasmissione orale (oggi trasferitasi con grande agio nella comunicazione internettiana).
Il dato, qualunque sia la percentuale tra quelle citate, è comunque evidentemente falso. Ma la cosa curiosa - la cosa che mi chiedo - è che non ne ho trovata l'origine; il ballista n°0; il geniale editor che lanciò questo ammaliante slogan (e magari le fonti con cui argomentò questo fumo-negli-occhi).
Di fatto in Italia manca ancora sia una stima che - soprattutto - un inventario generale dei beni artistici. Federico Zeri spese le ultime forze gridando l'urgenza di realizzarlo prima che la spoliazione dei mercanti approfittasse della caduta delle frontiere in Europa. Provò a iniziarlo il ministro Ronchey (Governo Amato, 1992-94) ma la cosa finì prima di iniziare, assieme a quel Governo di "interim tangentopoliano".
Ecco alcuni estratti da vari siti, contenenti un dato che sicuramente vi suonerà familiare:
"...secondo l'UNESCO l'Italia possiede più del 50 per cento del patrimonio storico-artistico mondiale..."
"...Oggi Italia possiede il 60% del patrimonio artistico mondiale!..."
"...L'Italia possiede i due terzi del patrimonio storico artistico mondiale..."
"...L'Italia possiede circa la metà del patrimonio artistico-archeologico mondiale."
"...L'italia possiede il 70% del patrimonio artistico,culturale e naturale del intero pianeta..."
"...L'Italia possiede il 65% del patrimonio artistico mondiale..."
"...Secondo l'Unesco, riporta l'Eurispes, l'Italia possiede il 60- 70% dei beni mondiali..."
"...l'Italia possiede il 70% delle ricchezze mondiali..."
"... L'italia possiede da sola oltre il 50% del patrimonio artistico mondiale..."
"...L'Italia possiede la metà del patrimonio artistico mondiale..."
"...In Italia è presente circa il 40% del patrimonio artistico mondiale..."
"...In Italia è presente circa 1/3 del patrimonio artistico di tutto il mondo..."
"...i beni culturali e l'arte in genere (di cui solo L'italia ne possiede circa l' 80% del patrimonio mondiale)..."
"...l'Italia possiede da sola il 70 per cento del patrimonio artistico e monumentale dell'intero pianeta..."
"...l’Italia possiede il 60 per cento delle ricchezze di tutto il mondo..."
E infine: Francesco Rutelli: "...L'Italia possiede l'80 per cento dei beni culturali del pianeta."
Ma si potrebbe continuare a piacere, raccogliendo le cifre più svariate. Del resto si tratta appunto di un dato che l'orgoglio e il superficialismo patrio riproduce ogni volta che può, svariando nelle percentuali come è nella tradizione della trasmissione orale (oggi trasferitasi con grande agio nella comunicazione internettiana).
Il dato, qualunque sia la percentuale tra quelle citate, è comunque evidentemente falso. Ma la cosa curiosa - la cosa che mi chiedo - è che non ne ho trovata l'origine; il ballista n°0; il geniale editor che lanciò questo ammaliante slogan (e magari le fonti con cui argomentò questo fumo-negli-occhi).
Di fatto in Italia manca ancora sia una stima che - soprattutto - un inventario generale dei beni artistici. Federico Zeri spese le ultime forze gridando l'urgenza di realizzarlo prima che la spoliazione dei mercanti approfittasse della caduta delle frontiere in Europa. Provò a iniziarlo il ministro Ronchey (Governo Amato, 1992-94) ma la cosa finì prima di iniziare, assieme a quel Governo di "interim tangentopoliano".
mercoledì, 02 maggio 2007
martedì, 21 novembre 2006
Ho molta strada da fare prima di poter realizzare delle animazioni degne appena di questo nome.
Considerato che parto da QUI.
(Avevo trovato un link ad un libidinoso programma freeware per fare animazioni, e non lo ritrovo... Shit!)
Considerato che parto da QUI.
(Avevo trovato un link ad un libidinoso programma freeware per fare animazioni, e non lo ritrovo... Shit!)
mercoledì, 08 novembre 2006
HEY!
Qualcuno per caso ha dimenticato/trascurato che in edicola con Repubblica questa settimana c'è "Maus" di Art Spiegelman?
Sì?
Allora COMPRARE SUBITO, ACH!
A chi non lo trova glielo mando io.


(Per altro anch'io non lo avevo in casa, avendolo letto anni fa da un parente.
Che vergogna!)
Qualcuno per caso ha dimenticato/trascurato che in edicola con Repubblica questa settimana c'è "Maus" di Art Spiegelman?
Sì?
Allora COMPRARE SUBITO, ACH!
A chi non lo trova glielo mando io.


(Per altro anch'io non lo avevo in casa, avendolo letto anni fa da un parente.
Che vergogna!)
giovedì, 26 ottobre 2006
mercoledì, 18 ottobre 2006
A Genova un' "Incoronazione di spine" considerata una copia antica di Caravaggio è stata attibuita, durante il restauro, a lui medesimo, Michelangiolo Merisi (detto appunto il Caravaggio).Ma in realtà l'opera è stata realizzata da Giovanbattista Villari, detto il Caparra.
Chi riconosce la citazione? :)
venerdì, 06 ottobre 2006
mercoledì, 04 ottobre 2006
lunedì, 02 ottobre 2006
mercoledì, 13 settembre 2006
lunedì, 04 settembre 2006
venerdì, 01 settembre 2006























