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Kurt Vonnegut, Un uomo senza patria.
Luciano Canfora, Giulio Cesare.
Umberto Eco, Sator Arepo eccetera.
Thomas Pynchon, L'arcobaleno della gravità.
Vernor Vinge, Rainbows End.
Terry Pratchett, Wyrd sisters.
Terry Pratchett, Monstrous regiment.
Luciano Canfora, Libro e libertà.
Desmond Morris, La scimmia nuda.
Luciano Canfora, 1914.
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Terry Pratchett, Hogswatch.
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Rex Stout, Troppi clienti!.
Terry Pratchett, Teatro di crudeltà.
Terry Pratchett, Il piccolo popolo dei grandi magazzini.
Terry Pratchett, Night Watch.
Terry Pratchett, The fifth elephant.
Terry Pratchett, Jingo.
Kurt Vonnegut jr., Madre notte.
P. K. Dick, Ubik.
James Gunn, Si garantisce la felicità.
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Terry Pratchett, L'arte della magia.
Terry Pratchett, La luce fantastica.
Terry Pratchett, Mort l'apprendista.
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Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo dirci cristiani.
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Arthur C. Clarke, 2001, odissea nello spazio.
Douglas Adams, Praticamente innocuo.
Douglas Adams, Addio e grazie di tutto il pesce.
Douglas Adams, La vita, l'universo e tutto quanto.
Douglas Adams, Ristorante al termine dell'universo.
Kurt Vonnegut, Mattatoio n°5.
Arthur Conan Doyle, The hound of Baskervilles.
Robert Luis Stevenson, Treasure Island.
Arthur Conan Doyle, A study in scarlet.
2007 Georges Perec, W o il ricordo d'infanzia.
Joseph Conrad, Lo specchio del mare.
Michele Mari, Verderame.
Giampaolo Dossena, Dante
Donald Barthelme, Biancaneve
Giorgio Manganelli, Poesie
Paolo ALbani, La governante di Jevons
Ermanno Cavazzoni, Storia naturale dei giganti
Gianni Mura, Giallo su giallo
Giampaolo Dossena, Mangiare banane
Gianni Clerici, Zoo
Gianni Clerici, Alassio, 1939
David Foster Wallace, Oblio
Francesco Guccini, La legge del bar e altre comiche.
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Template: non è 'sto granché però l'ho fatto tutto da me, e quindi...
mercoledì, 17 settembre 2008
Sono partito venerdì mattina per Riva del Garda, ridente cittadina dimenticata da dio e dalle FF.SS. ma non da Bossi e neanche dai turisti tedeschi. Forte dell'esperienza di parecchi raduni usenettiani, sapevo che lo scopo del summit era unicamente di vedere gli altri blogger vis à vis (e infatti non avevo minimamente guardato cosa ci fosse nel programma).
Sull'eurostar da Firenze c'era un sacco di gente che smanettava su piccoli computer (detti eee per via della frase "eeeh! ti garberebbe averlo anche a te, eh?"). Erano certamente blogger in incognito, parte di quella ciurma che presto avrebbe invaso la costa nord del lago di Garda, inducendo gli autoctoni a chiedere "Ma chi è tutta quella gente strana?!". Però, appunto, erano in incognito.
Il tempo era caldo e afoso. Fino a Verona. Poi, pioggia che veniva già come se avesse la banda larga. (Tant'è che, dopo Verona, sono andato nel bagno del vagone e mi sono cambiato - da shorts e sandali a pantaloni lunghi e scarpe invernali.)
Treno fino a Rovereto, poi uno splendido autobus anni '50 che fermava a tutti i numeri civici. E infine Riva del Garda.
Dopo 6 ore e mezzo e 4 mezzi di trasporto diversi, giungevo dunque all'albergo di proprietà del sig. Garni (ne ha una catena) e nomato Orchidea. Ciò per dire che ci vuole una mente perversa per fare una roba così in luogo ove non fermi un eurostar.
Nel pomeriggio ho vagato per l'ameno paesino lacustre, senza trovar traccia dei campeggi col bar che erano previsti dal programma. Ho saputo poi che un fortunale aveva infierito sulle fragili strutture collocate in vari punti di Riva. Le fanciulle dell'accoglienza - trincerate in un curioso rifugio alpino prefabbricato ancorato sul lungolago - mi hanno tuttavia fornito i mezzi di sussistenza previsti dall'organizzazione, comprensivi di documenti falsi (badge in bianco), distintivi di identificazione, camuffamento da ggiovane e razioni di sopravvivenza ipercaloriche.
[Non voglio fare un post di 6 cartelle, dunque passo ad una cronaca meno puntuale.]
Un cenno sul concerto dei Sei Ottavi (di cui nessuno ha parlato perché lo hanno rimosso): questi sono un gruppo vocale costituito da gnomi sovrappeso e gnocche superfasciate (per carità, è la voce che conta) che fanno il tipico repertorio per le case di riposo per anziani e per i turisti dopati di luoghi comuni: da "Nel blu dipinto di blu" a "Chattanooga chou chou" a "Quando quando quando". I blogger entravano nella sala e ne uscivano dopo 5 minuti massimo, alcuni ridendo scompostamente, altri duramente provati. E bon.
Ma veniamo ai blogger.
Alla Blogfest ho incontrato parecchia gente e tutti manco me li ricordo. Tra i primi, Oskar NRK e Maria-Sednonsatiata (quest'ultima sfoggiante una scollatura degna di miglior contenuto). Più tardi Guido Catalano, Kurai, Arsenio Bravuomo e Zio Bonino. Lo Zio di Tutti Noi mi ha amabilmente salutato intimandomi, come si conviene, di inginocchiarmi ai suoi piedi. Poi però mi ha graziato perché in terra era bagnato. Bravuomo mi si è presentato un'altra volta, più tardi, per via dei negroni che aveva frattanto ingerito.
Ho anche conosciuto le blogstar - o almeno la loro forma umana. Le blogstar sono magnanime e benevolenti: tutti hanno fatto finta di sapere chi fossi.
Ora faccio un elenco di quelli con cui ho scambiato qualche parola (oltre ai già detti): la Fran, Keplero, Pietro Izzo, Sofi, Auro, Elena SA, Matteo (BloggoI), Annarella, Marcella (Milo), Federico Bolsoman e Daria, Orientalia, Eleonora (di Lulu), Pasteris, Mauro Gasparini, Asended. Poi anche degli altri di cui non mi ricordo il nome, memoria vigliacca!
Con molti altri siamo rimasti praticamente alle presentazioni: non ne cito nessuno così pari e patta.
Il tempo è stato stabile per tutti e tre i giorni: pioveva sempre. Ciò nonostante (e qui apro una parentesi look-dei-blogger), vi sono state delle coraggiose che non hanno rinunciato all'abito che avevano programmato di indossare: per esempio Simona Siri, in tutto il suo splendore, ha affrontato la piazza piovigginosa del FashionCamp con abitino levissimo e tacco 12. Mi dicono anche che Mafe sfoggiasse sandali da museo art nouveau; ma io non faccio caso alle calzature delle donne, quindi boh (fanno eccezione le crocs di Auro, ma quelle sono catarifrangenti perciò le ho viste anch'io).
Ho visto anche qualche altra fanciulla in gran tiro (mise tra la cubista e l'hostess da fiera, diciamo), ma non so chi fossero e quindi resto sul generico (ah ah!). (Selvaggia Lucarelli non fa testo, non essendo annoverabile tra i blogger).
No, dico questo perché invece la larga maggioranza dei convenuti ha ovviamente rinunciato al look geek-fighetto per ripiegare su pratiche tenute nerd-quando-piove.
Il sabato, dopo una breve puntata al FashionCamp (che non ho ancora capito che fosse, però c'era un buffet gratis), ho partecipato a ben due dibattiti al LitCamp: uno sull'editoria digitale e il print-on-demand, l'altro sul progetto de La Stampa di fare la versione per ebook reader. Ma semmai dico qualcosa in separata sede.
Più tardi c'è stato il concerto dei Lino e i mistoterital, che non conoscevo e sono molto bravi e divertenti. E poi le premiazioni di quella cosa che fa il Neri coi suoi amici. A dire il vero la cerimonia di consegna dei premi è stata piuttosto divertente; ma purtroppo era presente anche Facci.
Alla fine delle premiazioni, Leonardo ha aperto una bottiglia di spumante, a chiamato a sé quelli che aveva intorno e ha detto "Ecco, bevetene tutti e fate questo in memoria di me". Ma in realtà scherzava. Anzi, in realtà si è brindato e basta; e quella frase, "bevetene tutti e fate questo in RAM di me", l'ha detta ovviamente Zio Bonino.
Le persone che ho conosciuto sono tutte belle e simpatiche (le donne), ovvero simpatiche (gli uomini). Non ho avuto sentore del minimo screzio o pettegolezzo. Sì, c'è stato chi ha detto che Zio Bonino non è capace di camminare sulle acque, ma vabbè.
Nel complesso la vacanza è stata molto piacevole. Purtroppo si è ammazzato David Foster Wallace.
Sull'eurostar da Firenze c'era un sacco di gente che smanettava su piccoli computer (detti eee per via della frase "eeeh! ti garberebbe averlo anche a te, eh?"). Erano certamente blogger in incognito, parte di quella ciurma che presto avrebbe invaso la costa nord del lago di Garda, inducendo gli autoctoni a chiedere "Ma chi è tutta quella gente strana?!". Però, appunto, erano in incognito.Il tempo era caldo e afoso. Fino a Verona. Poi, pioggia che veniva già come se avesse la banda larga. (Tant'è che, dopo Verona, sono andato nel bagno del vagone e mi sono cambiato - da shorts e sandali a pantaloni lunghi e scarpe invernali.)
Treno fino a Rovereto, poi uno splendido autobus anni '50 che fermava a tutti i numeri civici. E infine Riva del Garda.
Dopo 6 ore e mezzo e 4 mezzi di trasporto diversi, giungevo dunque all'albergo di proprietà del sig. Garni (ne ha una catena) e nomato Orchidea. Ciò per dire che ci vuole una mente perversa per fare una roba così in luogo ove non fermi un eurostar.
Nel pomeriggio ho vagato per l'ameno paesino lacustre, senza trovar traccia dei campeggi col bar che erano previsti dal programma. Ho saputo poi che un fortunale aveva infierito sulle fragili strutture collocate in vari punti di Riva. Le fanciulle dell'accoglienza - trincerate in un curioso rifugio alpino prefabbricato ancorato sul lungolago - mi hanno tuttavia fornito i mezzi di sussistenza previsti dall'organizzazione, comprensivi di documenti falsi (badge in bianco), distintivi di identificazione, camuffamento da ggiovane e razioni di sopravvivenza ipercaloriche.
[Non voglio fare un post di 6 cartelle, dunque passo ad una cronaca meno puntuale.]
Un cenno sul concerto dei Sei Ottavi (di cui nessuno ha parlato perché lo hanno rimosso): questi sono un gruppo vocale costituito da gnomi sovrappeso e gnocche superfasciate (per carità, è la voce che conta) che fanno il tipico repertorio per le case di riposo per anziani e per i turisti dopati di luoghi comuni: da "Nel blu dipinto di blu" a "Chattanooga chou chou" a "Quando quando quando". I blogger entravano nella sala e ne uscivano dopo 5 minuti massimo, alcuni ridendo scompostamente, altri duramente provati. E bon.
Ma veniamo ai blogger.
Alla Blogfest ho incontrato parecchia gente e tutti manco me li ricordo. Tra i primi, Oskar NRK e Maria-Sednonsatiata (quest'ultima sfoggiante una scollatura degna di miglior contenuto). Più tardi Guido Catalano, Kurai, Arsenio Bravuomo e Zio Bonino. Lo Zio di Tutti Noi mi ha amabilmente salutato intimandomi, come si conviene, di inginocchiarmi ai suoi piedi. Poi però mi ha graziato perché in terra era bagnato. Bravuomo mi si è presentato un'altra volta, più tardi, per via dei negroni che aveva frattanto ingerito.
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Le persone che ho conosciuto sono tutte belle e simpatiche (le donne), ovvero simpatiche (gli uomini). Non ho avuto sentore del minimo screzio o pettegolezzo. Sì, c'è stato chi ha detto che Zio Bonino non è capace di camminare sulle acque, ma vabbè.
Nel complesso la vacanza è stata molto piacevole. Purtroppo si è ammazzato David Foster Wallace.
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