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Ermanno Cavazzoni, Storia naturale dei giganti
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Gianni Clerici, Alassio, 1939
David Foster Wallace, Oblio
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domenica, 30 novembre 2008
sabato, 29 novembre 2008
La settimana scorsa ho visto un bel documentario sulla tragedia del Vajont, su History channel. Tremendo, con immagini tratte dall'archivio dei Vigili del fuoco e numerose testimonianze degli scampati. Una decina di giorni dopo il disastro, un rappresentante delle istituzioni andò sul posto, ove i superstiti di Longarone e degli altri paesi cancellati dall'acqua gli mostrarono la loro incazzatura chiedendo giustizia.
Il rappresentante delle istituzioni era il Presidente del consiglio Giovanni Leone, il quale, con voce ferma e solidale, rispose "Avrete giustizia! Siatene certi!".
Il processo contro i titolari della diga del Vajont - che di fatto provocarono la tragedia - si aprì alcuni anni dopo, nel 1968. L'avvocato difensore dei dirigenti della SADE (poi ENEL) era Giovanni Leone.
No, questo per ricordare come i politici farabutti oltre ogni limite non sono un'esclusiva della cosiddetta Seconda Repubblica.
Nel 1971 Giovanni Leone fu eletto Presidente della Repubblica, carica dalla quale fu costretto a dimettersi nel 1978 a causa delle voci su un suo coinvolgimento diretto nello Scandalo Lockheed.
giovedì, 27 novembre 2008
Bramavo saperti.
Mi iscrissi al corso apposito.
C'era dimolta ressa!
Rimasi un poco attonito:
volevano saperti
un monte d'altri maschi
(e pure qualche donna
impiegata al MontePaschi).
(*)
Mi iscrissi al corso apposito.
C'era dimolta ressa!
Rimasi un poco attonito:
volevano saperti
un monte d'altri maschi
(e pure qualche donna
impiegata al MontePaschi).
(*)
domenica, 23 novembre 2008
Sì, dal Sudamerica, è tornato? Era laggiù, ultimamente. Innocentemente lontano dalle miserie della politica italica.
Vabè, ma non è questa la ragione del post.
Vorrei invece ritornare sulla bella figura del senatore Latorre (efficacemente sottolineata anche da Zoro, nel suo ultimo video).
Sì, perché il senatore Latorre non ha solo fatto una leggerezza.
Il senatore Latorre ha mostrato in pubblico di star facendo il doppio gioco. Una cosa sporca, scorretta, disonesta.
Eh sì, non è solo questione di contrasti tra correnti interne ad un partito o di non essere d'accordo col proprio segretario.
No. Perché il senatore Latorre ufficialmente e pubblicamente ha continuato a sostenere la linea di Veltroni e del PD: era nella Commissione Vigilanza Rai, il senatore Latorre (si è dimesso pochi giorni fa per fare entrare Zavoli), e in questi mesi ha sostenuto disciplinatamente la candidatura di Leoluca Orlando.
Ufficialmente e pubblicamente (in verità il senatore Latorre, oggi, nel suo forum, si scusa ma sostiene che "Sin dal principio non ho condiviso l'alleanza con l'Italia dei Valori")
Però in realtà - lo si è visto sugli schermi di La7 - operava per far fallire quella linea politica, la linea politica del suo partito.
Come si chiama, un comportamento così?
Sarebbe stato molto diverso se le riserve rispetto alle scelte di Veltroni il senatore Latorre le avesse correttamente e pubblicamente dichiarate, come si fa quando si è in una corrente di minoranza. "Non sono d'accordo col dare a Di Pietro la presidenza della Vigilanza, però, per disciplina di partito, voterò seguendo le indicazioni del mio segretario", avrebbe dovuto dire sin dall'inizio il senatore Latorre.
Così non sarebbe stato doppio gioco. Sarebbe stata un'opposizione interna che esce lealmente allo scoperto.
Bene, ma ora allo scoperto ci siete, senatore Latorre. Allora? Che facciamo? Uscite dal partito? Convocate il parlamentino interno e chiedete di mettere ai voti la linea, e magari anche la poltrona, del segretario?
Ah no? Dite che facciamo finta che non sia successo niente, almeno fino al congresso (nel 2009)?
Mah. Suona un po' surreale.
(Ah, a proposito: il senatore Latorre è un fedele dalemiano.)
Vabè, ma non è questa la ragione del post.
Vorrei invece ritornare sulla bella figura del senatore Latorre (efficacemente sottolineata anche da Zoro, nel suo ultimo video).
Sì, perché il senatore Latorre non ha solo fatto una leggerezza.
Il senatore Latorre ha mostrato in pubblico di star facendo il doppio gioco. Una cosa sporca, scorretta, disonesta.
Eh sì, non è solo questione di contrasti tra correnti interne ad un partito o di non essere d'accordo col proprio segretario.
No. Perché il senatore Latorre ufficialmente e pubblicamente ha continuato a sostenere la linea di Veltroni e del PD: era nella Commissione Vigilanza Rai, il senatore Latorre (si è dimesso pochi giorni fa per fare entrare Zavoli), e in questi mesi ha sostenuto disciplinatamente la candidatura di Leoluca Orlando.
Ufficialmente e pubblicamente (in verità il senatore Latorre, oggi, nel suo forum, si scusa ma sostiene che "Sin dal principio non ho condiviso l'alleanza con l'Italia dei Valori")
Però in realtà - lo si è visto sugli schermi di La7 - operava per far fallire quella linea politica, la linea politica del suo partito.
Come si chiama, un comportamento così?
Sarebbe stato molto diverso se le riserve rispetto alle scelte di Veltroni il senatore Latorre le avesse correttamente e pubblicamente dichiarate, come si fa quando si è in una corrente di minoranza. "Non sono d'accordo col dare a Di Pietro la presidenza della Vigilanza, però, per disciplina di partito, voterò seguendo le indicazioni del mio segretario", avrebbe dovuto dire sin dall'inizio il senatore Latorre.
Così non sarebbe stato doppio gioco. Sarebbe stata un'opposizione interna che esce lealmente allo scoperto.
Bene, ma ora allo scoperto ci siete, senatore Latorre. Allora? Che facciamo? Uscite dal partito? Convocate il parlamentino interno e chiedete di mettere ai voti la linea, e magari anche la poltrona, del segretario?
Ah no? Dite che facciamo finta che non sia successo niente, almeno fino al congresso (nel 2009)?
Mah. Suona un po' surreale.
(Ah, a proposito: il senatore Latorre è un fedele dalemiano.)
sabato, 22 novembre 2008
Anche se a dire il vero finisce oggi, sabato.
giovedì, 20 novembre 2008
Anzi, come lo scudo crociato (per i giovani: l'edera era il simbolo del Partito Repubblicano). L'ineffabile senatore Villari ha dichiarato che non intende dimettersi dalla poltrona di presidente della Vigilanza Rai, neanche ora che c'è un accordo tra PD e PdL per eleggere Sergio Zavoli. Finalmente ha avuto una poltrona, il senatore Villari, e non ci si schioda.
Il Direttivo dei senatori del PD sta deliberando l'espulsione dell' ex Dc, ex Ppi, ex Udeur, ex Magherita (almeno così dicono, la riunione è in corso mentre scrivo).
A questo punto mi pare che ci siano pochi dubbi sul fatto che Villari si è venduto, anche se aspettare gli sviluppi è obbligatorio, vista la teatralità (registro farsa) della vicenda.
Comunque vada a finire, la sconfitta politica causata dalla debolezza del PD è totale, e l'ultimo atto di Villari ne fa pagare il fio per intero.
Probabilmente la gaffe del senatore Latorre - che ha dimostrato come dentro al PD ci sia chi rema contro la linea del segretario (dimostrato; che si sapesse anche prima è fuor di dubbio ma non è la stessa cosa) - non è estranea alle scelte del parvenu Villari e di chi gli sta dietro.
Update: i senatori del PD hanno espulso Villari dal gruppo parlamentare. Non dal partito. Nel contempo anche i presidenti di Camera e Senato, e anche il PresdelCons, hanno invitato Villari a dimettersi. Quest'ultimo sembra contrariato: forse il patto che ha stretto con Berly gli aveva dato altre speranze? Se è così il senatore Villari dimostra di essere più sciocco che trasformista.
Il Direttivo dei senatori del PD sta deliberando l'espulsione dell' ex Dc, ex Ppi, ex Udeur, ex Magherita (almeno così dicono, la riunione è in corso mentre scrivo).
A questo punto mi pare che ci siano pochi dubbi sul fatto che Villari si è venduto, anche se aspettare gli sviluppi è obbligatorio, vista la teatralità (registro farsa) della vicenda.
Comunque vada a finire, la sconfitta politica causata dalla debolezza del PD è totale, e l'ultimo atto di Villari ne fa pagare il fio per intero.
Probabilmente la gaffe del senatore Latorre - che ha dimostrato come dentro al PD ci sia chi rema contro la linea del segretario (dimostrato; che si sapesse anche prima è fuor di dubbio ma non è la stessa cosa) - non è estranea alle scelte del parvenu Villari e di chi gli sta dietro.
Update: i senatori del PD hanno espulso Villari dal gruppo parlamentare. Non dal partito. Nel contempo anche i presidenti di Camera e Senato, e anche il PresdelCons, hanno invitato Villari a dimettersi. Quest'ultimo sembra contrariato: forse il patto che ha stretto con Berly gli aveva dato altre speranze? Se è così il senatore Villari dimostra di essere più sciocco che trasformista.
Da qui a - forse - qui. O forse su dominio proprio, vedremo.
mercoledì, 19 novembre 2008
Oltre ai gruppi di simmetrie (vedi post precedente), si possono naturalmente definire molti altri criteri che individuano sottoinsiemi dell'alfabeto i cui elementi abbiano particolari proprietà. Faccio due esempi.
Anni fa proposi un giochino consistente nello scrivere frasi come
oppure
Indovinello: qual è la regola con la quale ho scritto le due frasi suddette? (Poi darò la soluzione.)
Con altro criterio - più divertente, credo - si arriva a comporre frasi come queste:
O anche
Indovinello 2: come sopra. ;)
Anni fa proposi un giochino consistente nello scrivere frasi come
Troppi errori per typo
oppure
Lassù a Salò la fòlla ha Gadda.
Indovinello: qual è la regola con la quale ho scritto le due frasi suddette? (Poi darò la soluzione.)
Con altro criterio - più divertente, credo - si arriva a comporre frasi come queste:
Abbattere tre certezze
O anche
Lui non può, è nullo, è KO.
Indovinello 2: come sopra. ;)
martedì, 18 novembre 2008
Forse questo post l'ho già fatto; non ricordo, vabè.
Anni e anni fa, sulla scia di giochetti verbali legati alle aznalubme e agli ireinibarac, mi misi a guardare quali lettere dell'alfabeto avessero un disegno specularmente simmetrico.
Tali lettere - si vede subito - sono
(*) Chiaramente mi riferisco alla lettere nella forma maiuscolo stampatello, senza grazie etc.
Anni e anni fa, sulla scia di giochetti verbali legati alle aznalubme e agli ireinibarac, mi misi a guardare quali lettere dell'alfabeto avessero un disegno specularmente simmetrico.
Tali lettere - si vede subito - sono
A, H, I, M, O, T, U, V, W, X, Y (*)
Ne segue che una frase scritta usando solo queste lettere resta immutata se riflessa in uno specchio.
Questa simmetria speculare (cioè una simmetria rispetto all'asse verticale) non è però l'unica possibile. Si può pensare anche ad una simmetria rispetto all'asse orizzontale - che, nella pratica, corrisponde alla invarianza del riflesso sull'acqua, per esempio.
Le lettere simmetriche rispetto al loro riflesso sull'acqua sono
Questa simmetria speculare (cioè una simmetria rispetto all'asse verticale) non è però l'unica possibile. Si può pensare anche ad una simmetria rispetto all'asse orizzontale - che, nella pratica, corrisponde alla invarianza del riflesso sull'acqua, per esempio.
Le lettere simmetriche rispetto al loro riflesso sull'acqua sono
B, C, D, E, H, I, K, O, X
Un'ulteriore forma di simmetria è quella centrale, che corrisponde all'invarianza rispetto rotazione di 180° del foglio su cui sono scritte le lettere.
Le lettere a simmetria centrale sono
Le lettere a simmetria centrale sono
H, I, N, O, S, X, Z
Mandai queste considerazione a Giampaolo Dossena (che allora teneva la rubrica di giochi sul Venerdì di Repubblica) il quale citò la cosa ma poi non ci tornò più sopra. Del resto, ideare giochi che coinvolgano queste proprietà delle lettere non è semplice, dato che i tre gruppi sono piuttosto poveri per poter formare frasi usando le lettere inessi contenute. Una possibilità interessante sarebbe quella di usare le lettere di tutti e tre i gruppi per formare una frase in modo che le rispettive forme simmetriche (riflessi, rotazioni) di quella frasi formino, con le lettere invariate, delle parole. Ma in pratica mi pare piuttosto arduo.
(*) Chiaramente mi riferisco alla lettere nella forma maiuscolo stampatello, senza grazie etc.
lunedì, 17 novembre 2008
venerdì, 14 novembre 2008
Sembra che il segretario del PD Veltroni abbia finalmente deciso di abbandonare lo stile soft e politically correct col quale ha debolmente interpretato il ruolo di leader del maggiore partito di opposizione in questi primi 6 mesi di governo Berlusconi. Un segno vistoso di ciò si è visto ieri quando la parola "regime" è uscita dalla caste labbra del Segretario Buono riguardo alla elezione del Presidente della Commissione parlamentare di vigilanza RAI.
Perché sottolineo ciò? Perché solo poche settimane fa, alla manifestazione del 25 ottobre al Circo Massimo, Veltroni aveva ancora ripetuto che "Noi non gridiamo al regime!".
Ok, meglio tardi che mai.
Perché sottolineo ciò? Perché solo poche settimane fa, alla manifestazione del 25 ottobre al Circo Massimo, Veltroni aveva ancora ripetuto che "Noi non gridiamo al regime!".
Ok, meglio tardi che mai.
Con questo non voglio dire che è d'accordo con Berlusconi, farà il furbo e non si dimetterà. Solo che, se così avvenisse, non sarei stupito.
Tra l'altro, c'è già chi tira la volata alla potenziale furbata: Enzo Carra, altro parlamentare del PD ex democristiano, già portavoce di Forlani e condannato per falsa testimonianza nel processo Mani Pulite, dichiara che Villari non deve dimettersi.
Insomma, magari mi sbaglio, ma una certa puzzetta di inciucio democristiano la si respira.
Certo, il vicolo cieco della candidatura Orlando non è stata una gran furbata, da parte dell'opposizione. Però mollare ora è ancora peggio.
(Villari intanto si è guadagnato una voce su Wikipedia, ieri inesistente.)
Friendfeed mi divora i temi potenzialmente bloggabili. O almeno quelli brevi.
Per quelli lunghi ci pensa la pigrizia.
Per quelli lunghi ci pensa la pigrizia.
lunedì, 10 novembre 2008
Mercoledì 12 novembre, a Firenze, alla libreria Melbookstore, in via de’ Cerretani 16r alle ore 18, presentazione del numero 2 dell’Accalappiacani.

venerdì, 07 novembre 2008
giovedì, 06 novembre 2008
Arrivo ultimissimo a commentare l'ultima, recente (e non conclusa, credo) polemica tra la senatrice del PD Paola Binetti e molti esponenti del suo stesso partito.
Riassunto per chi vive su altri pianeti o comunque ha di meglio da fare che seguire le scaramucce interne del PD: la Binetti ha detto pochi giorni fa al Corriere che è giusto che i gay non diventino preti perché le "tendenze omosessuali fortemente radicate" possono generare istinti "incontrollabili", da cui il rischio di comportamenti pedofili. Poi ha precisato il suo pensiero, ma intanto, nel PD, si era chiesta la sua testa.
Chiamato a dirimere la cosa, il segretario del PD Veltroni è intervenuto con la sua proverbiale chiarezza: la Binetti ha sbagliato ma "in un grande partito come il nostro", ha detto Walter, non possono "esistere 'reati d'opinione' o processi per idee che vengono espresse"
Come? [Mode Zoro on] A Wàlte, ma che stai a ddi'? [Mode Zoro off]
Cioè, intanto di "reati" o "processi" ne parli te. Lo Statuto del PD parla di "violazioni dello statuto" e di "sanzioni".
Poi, in ogni partito ci sono questioni sulle quali si dibatte e le posizioni sono diverse, ovvio; ma ci sono anche punti fondanti sui quali no che non si discute! (Cioè, se un dirigente del PD dice "Mah, l'antifascismo, che palle, è una cosa superata!", che gli diciamo? Che sì, sbaglia, però tutte le opinioni sono lecite? O lo invitiamo - gentilmente e con stile - a levarsi dai coglioni?)
E poi - terza cosa e ragione di questo post - il fatto è che la senatrice Binetti non è un semplice tesserato del PD. È una parlamentare del PD; è un membro dell'Assemblea nazionale del PD; è un membro della Commissione per il Manifesto dei valori del PD. Insomma, è una dirigente del Partito Democratico, e quando apre bocca non rappresenta solo se stessa.
E forse sarebbe il caso che le sue legittime opinioni, la senatrice Binetti, continuasse ad esprimerle SENZA gli ovvi vincoli che le derivano dall'essere una parlamentare ed una dirigente del PD.
Riassunto per chi vive su altri pianeti o comunque ha di meglio da fare che seguire le scaramucce interne del PD: la Binetti ha detto pochi giorni fa al Corriere che è giusto che i gay non diventino preti perché le "tendenze omosessuali fortemente radicate" possono generare istinti "incontrollabili", da cui il rischio di comportamenti pedofili. Poi ha precisato il suo pensiero, ma intanto, nel PD, si era chiesta la sua testa.
Chiamato a dirimere la cosa, il segretario del PD Veltroni è intervenuto con la sua proverbiale chiarezza: la Binetti ha sbagliato ma "in un grande partito come il nostro", ha detto Walter, non possono "esistere 'reati d'opinione' o processi per idee che vengono espresse"
Come? [Mode Zoro on] A Wàlte, ma che stai a ddi'? [Mode Zoro off]
Cioè, intanto di "reati" o "processi" ne parli te. Lo Statuto del PD parla di "violazioni dello statuto" e di "sanzioni".
Poi, in ogni partito ci sono questioni sulle quali si dibatte e le posizioni sono diverse, ovvio; ma ci sono anche punti fondanti sui quali no che non si discute! (Cioè, se un dirigente del PD dice "Mah, l'antifascismo, che palle, è una cosa superata!", che gli diciamo? Che sì, sbaglia, però tutte le opinioni sono lecite? O lo invitiamo - gentilmente e con stile - a levarsi dai coglioni?)
E poi - terza cosa e ragione di questo post - il fatto è che la senatrice Binetti non è un semplice tesserato del PD. È una parlamentare del PD; è un membro dell'Assemblea nazionale del PD; è un membro della Commissione per il Manifesto dei valori del PD. Insomma, è una dirigente del Partito Democratico, e quando apre bocca non rappresenta solo se stessa.
E forse sarebbe il caso che le sue legittime opinioni, la senatrice Binetti, continuasse ad esprimerle SENZA gli ovvi vincoli che le derivano dall'essere una parlamentare ed una dirigente del PD.
mercoledì, 05 novembre 2008
Paolo Guzzanti, da tempo in totale rottura con il proprio gruppo parlamentare (PdL), ha attaccato con tutta la durezza di cui è capace un vecchio giornalista il ministro Mara Carfagna, rispolverando anche le intercettazioni delle presunte telefonate a luci rosse tra la giovane ex-velina e il presidente del Consiglio.La Carfagna ha annunciato querela. Oggi Paolo Guzzanti, in una intervista, fa sapere di avere "testimoni attendibili" che hanno letto le intercettazioni incriminate (oggi distrutte), e che, se la querela andrà in tribunale, li chiamerà a deporre. Anzi, il deputato ex berlusconiano sottolinea sarcasticamente che, se la ministra Carfagna vorrà andare fino in fondo, "...ciò le fa onore, perché si espone all'accertamento della verità".
Comunque vadano le cose (escludo si arrivi in tribunale), direi che la reputazione dell'onorevole Carfagna è ora definitivamente sputtanata.
lunedì, 03 novembre 2008
A me, la gambizzazione punitiva di un gruppo di ragazzini, avvenuta ieri a Secondigliano (Napoli), mi ha immediatamente ricordato questo romanzo di Diego Da Silva.
domenica, 02 novembre 2008








