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*


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lunedì, 29 settembre 2008
Vonnegut/ Un uomo senza patria

FInita questa breve raccolta di articoli (o conferenze riscritte, non so) di Kurt Vonnegut. Col consueto disincanto pieno di ironia, l'autore di Mattatoio 5 parla di varie questioni di attualità e letteratura. I testi, tutti molto brevi, sono del 2005 (se non tutti, gran parte) e i bersagli preferiti dell'allora 83enne Vonnegut sono George W. Bush, l'inquinamento e la stupidità umana. Ma ci sono anche molti aneddoti personali.

unuomosenzapatriasq0Comunque se parlo di questo Un uomo senza patria (A Man without a Country) è solo per annotare il fatto che Vonnegut appartiene a quell'insieme di persone che hanno un'idea molto disincantata, cinica e abbastanza nichilista della vita umana; e che inoltre sono pessimisti riguardo al futuro della nostra specie; e che tuttavia trovano che ci sono cose per cui vale la pena vivere.
Anche se non esiste alcun senso alto per le nostre vite, pare pensare Vonnegut, ci sono tuttavia cose davvero piacevoli, divertenti, appaganti che possiamo scoprire e raggiungere (una di queste, una delle poche cose per cui vale la pena vivere, secondo KV, è la musica).

Non sono molti, quelli che appartengono a quell'insieme di persone e ne hanno così lucida consapevolezza - purtroppo, vorrei aggiungere.


domenica, 28 settembre 2008
Ambient!

Mi sono comprato un registratorino digitale. Questo qua. L'idea è di registrare brevi suoni di ambiente, possibilmente buffi, e metterli on line.
Ora mi ci vuole un blog apposta, però. :D



Piccolo esempio a bassa qualità:




(Secondo esempio: ometti al bar.)


sabato, 27 settembre 2008
C'era una volta la Democrazia

In un bell'articolo su Repubblica di ieri Gustavo Zagrebelsky parla della democrazia, del ruolo della maggioranza nei regimi democratici, dei rischi di degenerazione che vi sono in tali regimi.
La democrazia si fonda sulla ragione: questa è la tesi che l'illustre costituzionalista fa risalire fino a Pericle. In una vera democrazia la maggioranza può e deve decidere, ma è tenuta a dare argomentazioni razionali e comprensibili delle proprie scelte e di come esse perseguano il bene comune. Quando non accade questo, allora si finisce nel campo della sopraffazione e della violenza, fuori dalla legalità democratica. «Tutto ciò che si costringe qualcuno a fare, senza persuasione, facendolo mettere per iscritto oppure in altro modo - dice Pericle ad Alcibiade - è sopraffazione piuttosto che legge».
La maggioranza democratica, quindi, non solo non può fare qualunque cosa desideri (sarebbe la dittatura della maggioranza vagheggiata da Rousseau), ma deve anche far capire le proprie scelte a tutti, argomentandole sulla base di principi condivisi da tutti - ovvero, nell'àmbito della Ragione pubblica. Diversamente, la democrazia degenera in demagogia (cfr. Luciano Canfora, "Demagogia")

Ora, questo principio è valido non perché lo dice Pericle bensì perché è proprio nel confronto continuo tra molti, tra opinioni diverse che risiede il valore della democrazia. Perché mai, infatti, il potere di decidere non dovrebbe essere affidato ad una élite composta dai migliori, piuttosto che ad una meno qualificata maggioranza? Zagrebelsky fa rispondere ad Aristotele(*), ma qui io faccio una considerazione mia: nella nostra democrazia, oggi, è proprio una élite che detiene il potere - e quanto a considerarla "composta dai migliori"...!
Scopro insomma quest'acqua calda qua: la democrazia rappresentativa (italiana) è in realtà un'oligarchia. E questo non tanto perché a prendere le decisioni ci stanno i rappresentanti della maggioranza del popolo sovrano e non il popolo stesso (la democrazia diretta può funzionare al più in un piccolo villaggio); quanto piuttosto perché questa élite di oligarchi, composta da un pugno di capipartito, ras locali, clientelisti di vario livello, evita sistematicamente di argomentare le proprie decisioni nell'àmbito della ragione pubblica; e non solo fa questo nei confronti della minoranza e dei suoi rappresentanti, ma persino verso quella maggioranza da cui è sostenuta!
Siamo cioè nella situazione in cui un'oligarchia usa demagogicamente il proprio potere per mantenersi al comando. Siamo oltre la dittatura della maggioranza! In una situazione come la nostra (che, evidentemente, è arduo continuare a chiamare "democrazia" in senso classico) Pericle ed Alcibiade avrebbero chiesto asilo a Sparta! E il rischio più grave, in questo quadro, è che l'oligarchia al potere riformi le regole vigenti al fine di conservare la propria posizione di potere e di rafforzarla. Bersaglio: la Costituzione.

(*)Risposta debole, per altro. La ragione vera per stare alla larga dalle oligarchie fatte dalle élite è il fatto che in sistemi di quel tipo manca il controllo.


venerdì, 26 settembre 2008
Vonnegut



giovedì, 25 settembre 2008
La Patria non esiste

Pare che gli italiani, a larga maggioranza, ci tengano a che l'Alitalia resti una compagnia aerea di proprietà italiana. Non so se sia vero (questi sondaggi, mica c'è da fidarsi!) ma certamente non ne capisco il senso.
Sarà che l'idea di "patria" e l'orgoglio nazionale, in generale, mi suonano ridicoli. Cose buffe prevenienti da una retorica lontana.
Beh, bisogna anche dire che ho fatto la scuola dell'obbligo in un'epoca in cui ancora si insegnava la Storia in termini di "buoni" e "cattivi", con particolare enfasi sul Risorgimento (ma anche su Roma antica). Inoltre, per tutti gli anni '70, il patriottismo e il nazionalismo erano cose orribili e ridicole per chiunque - eccettuati i fessacchiotti nostalgici del MSI.

Ma, al di là delle eredità ideologiche, l'idea di "patria" intesa come nazione continua a sembrarmi un brutto retaggio ottocentesco, anche oggi che invece quella idea sembra essere tornata un valore largamente condiviso - forse come effetto della crisi di altri valori di riferimento, forse per la distanza temporale da quel regime fascista che del nazionalismo più becero fece uno dei suoi pilastri; o forse per effetto delle altrettanto becere istanze separatiste sorte nel nord Italia da una quindicina d'anni.
Eppure, a ben vedere, "l'amor di patria"(*) è una creazione della propaganda, niente di più. Un senso di appartenenza del tutto superficiale - infatti convive allegramente con l'egoismo più materiale e gretto. "Viva l'Italia e abbasso le tasse": è una contraddizione, eppure sono slogan di successo, politicamente vincenti e più o meno condivisi da quasi tutti i partiti. La superficialità del sentimento patriottico, del resto, è dimostrata proprio dal fatto che esso va bene finché è a costo zero; infatti l'àmbito ove più largamente lo si trova condiviso è quello del tifo sportivo.

Ma, da circa una ventina d'anni, progressivamente, quel "tifo" è tornato ad essere invocato anche dai politici (in modo più aperto e demagogico di quanto non fosse nei decenni precedenti, diciamo). Tant'è vero che, come dicevo, un propagandista insuperabile come Berlusconi ha pensato bene di usare questo argomento nella recente campagna elettorale, invocando l'italianità necessaria di Alitalia contro il "tradimento" della vendita allo straniero che il Governo opposto all'Unto di Arcore stava realizzando. Come un capo-ultras che grida contro la vendita di un campione da parte della proprietà della squadra per cui fa il tifo, l'attuale PresdelCons ha aizzato la tifoseria promettendo che, appena fosse stato lui il padrone della squadra, avrebbe scacciato gli invasori e trattenuto a vita il campione sotto il gagliardetto azzurro. E i tifosi-cittadini si sono schierati dalla sua parte, sotto l'effetto di quel sentimento superficiale e gretto e indifferenti alla realtà dei grigi conti dello Stato e del peso, sul denaro pubblico e sui servizi che esso deve pagare, di quell'operazione "patriottica" e propagandistica.

Bene, ora dovrei brevemente argomentare sulla differenza tra il concetto di "popolo" (e di "nazione") e quello di "patria nazionale", e su come il secondo sia appunto un artificio propagandistico mentre il/i primo/i non lo è/sono. Ma il post è già abbastanza lunghetto-pallosetto.


(*) Patria nazionale, chiaramente; ben diversamente stanno le cose con l'appartenenza alle varie comunità - nidificate e intersecate tra loro - in cui si svolge la vita quotidiana di ciascuno.


Eggers sulla genesi di Mr.Squishy(*)

Dave Eggers sulla pagina di Memories per DFWallace su McSweeney: "Mr. Squishy" originally ran in McSweeney's No. 5, under the pseudonym Elizabeth Klemm. When Dave sent it to me, he asked that this pen name be used, and for the life of me now I can't remember why. I didn't even question it, really, because we had already published a bunch of stuff in the journal under other authors' pseudonyms, and I knew there are plenty of good reasons to occasionally write under a different name.
We wanted of course to publish it under his given name, because the story was brilliant and was the longest DFW story we ever got hold of. We were so proud to publish it, but we respected his wishes
. [segue qui]

(*)"Mr Squishy" è un racconto di Wallace contenuto in "Oblio")


DFW's Infinite Jest T-shirts

Un filino venale, la produzione di magliette alla memoria - anche se esistevano già.



martedì, 23 settembre 2008
Carne da amianto

Altra splendida puntata di Blu Notte domenica scorsa. In questa terza puntata (qui visibile in streaming) del nuovo ciclo, Carlo Lucarelli ha raccontato delle migliaia di lavoratori degli stabilimenti Eternit morti di tumore - loro, i loro famigliari, gli abitanti dei paesi vicini agli stabilimenti. La formula del programma è sempre quella: Lucarelli racconta inframezzando il suo narrare con interviste ai protagonisti dei fatti, spezzoni d'epoca, ricostruzioni filmate, pareri di esperti.
In questo caso, la parte più significativa sono le testimonianze dei sopravvissuti alla vera e propria epidemia causata dall'amianto - un'epidemia tuttora in corso anche se l'amianto non si usa più da 20 anni: il tempo di "incubazione" può essere infatti lunghissimo; il picco di casi di tumori si avrà verso il 2012.

Carlo Lucarelli sta facendo un lavoro davvero encomiabile. La memoria storica recente, in tv, la tiene viva solo lui, mi pare (e le reazioni stizzite dei portaborse di Berlusconi, dopo la puntata sui rapporti tra mafia e politica, lo dimostrano).



lunedì, 22 settembre 2008
Forse è di DFWallace

Un sacco di gente(*) - almeno tra i fan di Wallace nella ml wallace-l - è convinta che questa lettera aperta di un ex membro del centro di recupero per tossicodipendenze e alcolismo Granada House sia stata scritta da DFW. I riscontri che essi citano sono nell'età dell'autore, nello stile della lettera e nei pochi dati anagrafici in essa contenuti. La lettera resta tuttavia anonima, ed io non vedo in essa vere prove che possano attribuirla a DFW.

(*)Anche Kottke.


Mappa dei luoghi bostoniani di "Infinite Jest"

(Da Boston.com)


venerdì, 19 settembre 2008
Videogame e Letteratura: il paragone impossibile

Da parecchio rimugino questa idea del possibile valore letterario e narrativo dei videogame. La Lipperini e compagnia sostengono da anni che i videogame sono una delle forme della letteratura di domani (e anche di oggi). Poi, l'altro giorno, alla Blogfest, Federico Fasce ha fatto una chiara esposizione delle teorie e delle posizioni in merito, sicché mi decido ora a dire la mia.

Intanto trovo che ci sia una confusione diffusa, nel parlare di "valore narrativo" o di "narrativa" tout court relativamente ai videogame. La confusione sta nel fatto che mi pare non si distingua tra autore e fruitore/lettore/spettatore della narrazione - qualunque sia la forma della narrazione: romanzo, cinema, racconto orale, fumetto etc.
Non è un cavillo. C'è chi produce, crea le storie e chi le legge, le fruisce. Sono due esperienze molto ben distinte; e restano due esperienze ben distinte anche quando c'è interazione tra lettore (dico "lettore" per brevità) e autore, tra lettore e storia. C'è però anche un caso in cui questi due ruoli non sono distinti, ed è appunto il gioco; il che spiega un po' la confusione, in effetti. Riprendo questo punto più avanti.

Un sacco di gente, come dicevo, sostiene che i videogiochi hanno "un contenuto narrativo": contengono vicende, personaggi, ambientazioni.
Beh, ma questa è la scoperta dell'acqua calda! Il gioco in sé, per sua natura, ha contenuto narrativo! Qualunque gioco. A partire dai bambini che dicono "Facciamo che io ero...", o che fanno dialogare i soldatini e i pupazzi, in compagnia o anche da soli. Fare un gioco significa esattamente calarsi in un ruolo delimitato da certe regole, sapendo che è una finzione. Due dei significati di to play, in inglese - giocare e recitare - rendono bene questo fatto.
Quindi qualunque gioco comporta seguire e inventare una storia; non solo i videogame.

Ma - e qui torno alla distinzione di sopra - il giocatore è uno che crea la storia, da solo o insieme ad altri, mentre la "interpreta"; non uno che la fruisce soltanto. Il gioco ha un ruolo importantissimo nella formazione dell'individuo proprio perché permette di creare una correlazione di tipo narrativo tra fatti e concetti, ed in tal modo di appropriarsene e di rielaborarli. Tra l'altro è così che il bambino "elabora il mondo" appena esce dalla primissima infanzia (almeno secondo Bruner ed altri); ma qui divagherei.

Il punto, insomma, è che il giocatore è un "autore" di una storia fatta esclusivamente per se stesso, una storia che egli "interpreta" ed elabora secondo le regole e la traccia che gli fornisce il gioco. Per quanto la storia che il giocatore crea sia bella, profonda, arguta, è solo lui che la fruisce e solo lui che può apprezzarla. Ogni altro singolo giocatore può al più creare la propria storia. Come può questo tipo di esperienza essere confrontabile con quella del lettore, il cui piacere e il cui arricchimento vengono proprio dal fatto che un'altra persona ha trasferito le proprie conoscenze e il proprio talento in una storia compiuta(*)?

C'è chi sostiene che i resoconti delle partite giocate - o i replay - possano essi essere il prodotto narrativo che esce dal videogioco. Ma, a parte il fatto che tali resoconti sono al più racconti tradizionali - o filmati tipo cartone animato(**) - e quindi rientrano nelle forme narrative tradizionali, è ben arduo immaginare che un giocatore - che giochi per il proprio diletto e non al fine di creare una storia per altri - possa produrre un resoconto della propria partita che sia interessante anche per altri. E in ogni caso, come dicevo, questo resoconto-racconto, scritto o filmato, sarebbe un testo o un video, cioè una forma narrativa tradizionale. Non un videogame.

D'altra parte, se un grande scrittore o sceneggiatore intendesse scrivere la traccia narrativa di un videogame, allora i casi sono due: o quella traccia sarebbe così rigida da rendere il gioco una sorta di cartone animato(***); oppure, tanto più margine interpretativo e creativo è lasciato al giocatore, tanto meno il valore dell'autore che ha creato la trama e il testo ha peso nell'esperienza di gioco.

Detto questo, non nego certo che potranno esserci in futuro giochi "d'autore", destinati ad un pubblico delimitato; né escludo che l'esperienza del gioco dentro "ambienti" 3d fortemente strutturati e visivamente raffinati sia una cosa che arricchisca il giocatore e il suo immaginario. 
Ma vorrei ripetere che il valore della letteratura (scritta o visiva) sta nel fatto che c'è una persona - l'autore - che è capace di dire e raccontare cose che gli altri non saprebbero immaginare o raccontarsi da sé. La letteratura nasce, del resto, come veicolo della conoscenza.

In conclusione, noterete che non ho fatto cenno alla qualità letteraria presente nei videogame prodotti fino ad oggi (ne conosco abbastanza, anche se non sono aggiornatissimo): le trame, lo stile narrativo, il contenuto delle storie che fanno da traccia ai giochi in commercio, beh, potrebbero forse essere valide per un adolescente abbastanza illetterato; e del resto il target immagino sia quello. I videogame "d'autore" - o comunque con un minimominimo di qualità testuale - se mai ci saranno, sono ancora di là da venire. O almeno così mi risulta. Poi, per carità, anche nella letteratura scritta ci sono montagne di porcate orrende che vendono tantissimo...


(*)Esistono esempi di "romanzo aperto", certo, ma anche in quei casi è ciò che è scritto ad avere un valore in sé, anche o soprattutto per la propria ellitticità.
(**) I Machinima sono cose di questo tipo; oppure filmati del tutto estranei alla trama del gioco creati usando il motore grafico del gioco stesso. Ma sono filmati, non giochi.
(***) Max Payne o Vampire the Masquerade sono esempi di gioco con una trama abbastanza rigida; anche se chiaramente lo spazio per l'azione di gioco, tra un pezzo e l'altro del racconto, è ampio.


giovedì, 18 settembre 2008
DFW/ Testimonianze 4

I taught DFW at Amherst and count him the best student I've ever had. He taught me much. He babysat my kids. A gentle soul.
He was a man, take him for all in all, I shall not look upon his like again.
I can't say how his death makes me feel: he may have had the words, but I don't.
So here's a true fact to embellish his reputation (not that it needs much embellishment): He wrote two senior theses at Amherst. A creative thesis in English that was his first novel, "The Broom of the System," and a philosophy thesis on fatalism. Both were judged to be Summa Cum Laude theses. The opinion of those who looked at the philosophy thesis was that it, too, with just a few tweaks to flesh out the scholarly apparatus, was a publishable piece of creative philosophy investigating the interplay between time and modality in original ways.
That much is probably common knowledge. Here's what is not so widely known: Though theses normally take a whole school year to write, DFW had complete drafts of his theses by Christmas, and they were finished by spring break. He spent the last quarter of his senior year reading, commenting on, and generally improving the theses of all his friends and acquaintances. It was a great year for theses at Amherst.


- WdeV, Northwood, NH
Link


mercoledì, 17 settembre 2008
Materiale su/di DFW uploadato o segnalato in rete in questi giorni



Wallace stava lavorando ad un'opera molto lunga

(...)Wallace actually read part of the work, a version of the Harper’s excerpt, out loud once at a literary festival, telling the audience that it was part of “something longer that isn’t even close to halfway finished yet.”
Even if that work, whatever it is, never sees the light of day, there are those who believe there might be a treasure trove of unpublished materials elsewhere. (...)

The New York Observer



La Blogfest 2008, io c'ero, ecco la prova

Sono partito venerdì mattina per Riva del Garda,  ridente cittadina dimenticata da dio e dalle FF.SS. ma non da Bossi e neanche dai turisti tedeschi. Forte dell'esperienza di parecchi raduni usenettiani, sapevo che lo scopo del summit era unicamente di vedere gli altri blogger vis à vis (e infatti non avevo minimamente guardato cosa ci fosse nel programma).

Sull'eurostar da Firenze c'era un sacco di gente che smanettava su piccoli computer (detti eee per via della frase "eeeh! ti garberebbe averlo anche a te, eh?"). Erano certamente blogger in incognito, parte di quella ciurma che presto avrebbe invaso la costa nord del lago di Garda, inducendo gli autoctoni a chiedere "Ma chi è tutta quella gente strana?!". Però, appunto, erano in incognito.
Il tempo era caldo e afoso. Fino a Verona. Poi, pioggia che veniva già come se avesse la banda larga. (Tant'è che, dopo Verona, sono andato nel bagno del vagone e mi sono cambiato - da shorts e sandali a pantaloni lunghi e scarpe invernali.)
Treno fino a Rovereto, poi uno splendido autobus anni '50 che fermava a tutti i numeri civici. E infine Riva del Garda.
Dopo 6 ore e mezzo e 4 mezzi di trasporto diversi, giungevo dunque all'albergo di proprietà del sig. Garni (ne ha una catena) e nomato Orchidea. Ciò per dire che ci vuole una mente perversa per fare una roba così in luogo ove non fermi un eurostar.

Nel pomeriggio ho vagato per l'ameno paesino lacustre, senza trovar traccia dei campeggi col bar che erano previsti dal programma. Ho saputo poi che un fortunale aveva infierito sulle fragili strutture collocate in vari punti di Riva. Le fanciulle dell'accoglienza - trincerate in un curioso rifugio alpino prefabbricato ancorato sul lungolago - mi hanno tuttavia fornito i mezzi di sussistenza previsti dall'organizzazione, comprensivi di documenti falsi (badge in bianco), distintivi di identificazione, camuffamento da ggiovane e razioni di sopravvivenza ipercaloriche.

[Non voglio fare un post di 6 cartelle, dunque passo ad una cronaca meno puntuale.]
Un cenno sul concerto dei Sei Ottavi (di cui nessuno ha parlato perché lo hanno rimosso): questi sono un gruppo vocale costituito da gnomi sovrappeso e gnocche superfasciate (per carità, è la voce che conta) che fanno il tipico repertorio per le case di riposo per anziani e per i turisti dopati di luoghi comuni: da "Nel blu dipinto di blu" a "Chattanooga chou chou" a "Quando quando quando". I blogger entravano nella sala e ne uscivano dopo 5 minuti massimo, alcuni ridendo scompostamente, altri duramente provati. E bon.

Ma veniamo ai blogger.
Alla Blogfest ho incontrato parecchia gente e tutti manco me li ricordo. Tra i primi, Oskar NRK e Maria-Sednonsatiata (quest'ultima sfoggiante una scollatura degna di miglior contenuto). Più tardi Guido Catalano, Kurai, Arsenio Bravuomo e Zio Bonino. Lo Zio di Tutti Noi mi ha amabilmente salutato intimandomi, come si conviene, di inginocchiarmi ai suoi piedi. Poi però mi ha graziato perché in terra era bagnato. Bravuomo mi si è presentato un'altra volta, più tardi, per via dei negroni che aveva frattanto ingerito.

Ho anche conosciuto le blogstar - o almeno la loro forma umana. Le blogstar sono magnanime e benevolenti: tutti hanno fatto finta di sapere chi fossi.

Ora faccio un elenco di quelli con cui ho scambiato qualche parola (oltre ai già detti): la Fran, Keplero, Pietro Izzo, Sofi, Auro, Elena SA, Matteo (BloggoI), Annarella, Marcella (Milo), Federico Bolsoman e Daria, Orientalia, Eleonora (di Lulu), Pasteris, Mauro Gasparini, Asended. Poi anche degli altri di cui non mi ricordo il nome, memoria vigliacca!
Con molti altri siamo rimasti praticamente alle presentazioni: non ne cito nessuno così pari e patta.

Il tempo è stato stabile per tutti e tre i giorni: pioveva sempre. Ciò nonostante (e qui apro una parentesi look-dei-blogger), vi sono state delle coraggiose che non hanno rinunciato all'abito che avevano programmato di indossare: per esempio Simona Siri, in tutto il suo splendore, ha affrontato la piazza piovigginosa del FashionCamp con abitino levissimo e tacco 12. Mi dicono anche che Mafe sfoggiasse sandali da museo art nouveau; ma io non faccio caso alle calzature delle donne, quindi boh (fanno eccezione le crocs di Auro, ma quelle sono catarifrangenti perciò le ho viste anch'io).
Ho visto anche qualche altra fanciulla in gran tiro (mise tra la cubista e l'hostess da fiera, diciamo), ma non so chi fossero e quindi resto sul generico (ah ah!). (Selvaggia Lucarelli non fa testo, non essendo annoverabile tra i blogger).
No, dico questo perché invece la larga maggioranza dei convenuti ha ovviamente rinunciato al look geek-fighetto per ripiegare su pratiche tenute nerd-quando-piove.

Il sabato, dopo una breve puntata al FashionCamp (che non ho ancora capito che fosse, però c'era un buffet gratis), ho partecipato a ben due dibattiti al LitCamp: uno sull'editoria digitale e il print-on-demand, l'altro sul progetto de La Stampa di fare la versione per ebook reader. Ma semmai dico qualcosa in separata sede.

Più tardi c'è stato il concerto dei Lino e i mistoterital, che non conoscevo e sono molto bravi e divertenti. E poi le premiazioni di quella cosa che fa il Neri coi suoi amici. A dire il vero la cerimonia di consegna dei premi è stata piuttosto divertente; ma purtroppo era presente anche Facci.

Alla fine delle premiazioni, Leonardo ha aperto una bottiglia di spumante, a chiamato a sé quelli che aveva intorno e ha detto "Ecco, bevetene tutti e fate questo in memoria di me". Ma in realtà scherzava. Anzi, in realtà si è brindato e basta; e quella frase, "bevetene tutti e fate questo in RAM di me", l'ha detta ovviamente Zio Bonino.

Le persone che ho conosciuto sono tutte belle e simpatiche (le donne), ovvero simpatiche (gli uomini). Non ho avuto sentore del minimo screzio o pettegolezzo. Sì, c'è stato chi ha detto che Zio Bonino non è capace di camminare sulle acque, ma vabbè.

Nel complesso la vacanza è stata molto piacevole. Purtroppo si è ammazzato David Foster Wallace.


martedì, 16 settembre 2008
Incarnations of burned children

by David Foster Wallace

The Daddy was around the side of the house hanging a door for the tenant when he heard the child's screams and the Mommy's voice gone high between them. He could move fast, and the back porch gave onto the kitchen, and before the screen door had banged shut behind him the Daddy had taken the scene in whole, the overturned pot on the floortile before the stove and the burner's blue jet and the floor's pool of water still steaming as its many arms extended, the toddler in his baggy diaper standing rigid with steam coming off his hair and his chest and shoulders scarlet and his eyes rolled up and mouth open very wide and seeming somehow separate from the sounds that issued, the Mommy down on one knee with the dishrag dabbing pointlessly at him and matching the screams with cries of her own, hysterical so she was almost frozen. Her one knee and the bare little soft feet were still in the steaming pool, and the Daddy's first act was to take the child under the arms and lift him away from it and take him to the sink, where he threw out plates and struck the tap to let cold wellwater run over the boy's feet while with his cupped hand he gathered and poured or flung more cold water over his head and shoulders and chest, wanting first to see the steam stop coming off him, the Mommy over his shoulder invoking God until he sent her for towels and gauze if they had it, the Daddy moving quickly and well and his man's mind empty of everything but purpose, not yet aware of how smoothly he moved or that he'd ceased to hear the high screams because to hear them would freeze him and make impossible what had to be done to help his child, whose screams were regular as breath and went on so long they'd become already a thing in the kitchen, something else to move quickly around. The tenant side's door outside hung half off its top hinge and moved slightly in the wind, and a bird in the oak across the driveway appeared to observe the door with a cocked head as the cries still came from inside. The worst scalds seemed to be the right arm and shoulder, the chest and stomach's red was fading to pink under the cold water and his feet's soft soles weren't blistered that the Daddy could see, but the toddler still made little fists and screamed except now merely on reflex from fear the Daddy would know he thought possible later, small face distended and thready veins standing out at the temples and the Daddy kept saying he was here he was here, adrenaline ebbing and an anger at the Mommy for allowing this thing to happen just starting to gather in wisps at his mind's extreme rear still hours from expression. When the Mommy returned he wasn't sure whether to wrap the child in a towel or not but he wet the towel down and did, swaddled him tight and lifted his baby out of the sink and set him on the kitchen table's edge to soothe him while the Mommy tried to check the feet's soles with one hand waving around in the area of her mouth and uttering objectless words while the Daddy bent in and was face to face with the child on the table's checkered edge repeating the fact that he was here and trying to calm the toddler's cries but still the child breathlessly screamed, a high pure shining sound that could stop his heart and his bitty lips and gums now tinged with the light blue of a low flame the Daddy thought, screaming as if almost still under the tilted pot in pain. A minute, two like this that seemed much longer, with the Mommy at the Daddy's side talking sing-song at the child's face and the lark on the limb with its head to the side and the hinge going white in a line from the weight of the canted door until the first wisp of steam came lazy from under the wrapped towel's hem and the parents' eyes met and widened--the diaper, which when they opened the towel and leaned their little boy back on the checkered cloth and unfastened the softened tabs and tried to remove it resisted slightly with new high cries and was hot, their baby's diaper burned their hand and they saw where the real water'd fallen and pooled and been burning their baby all this time while he screamed for them to help him and they hadn't, hadn't thought and when they got it off and saw the state of what was there the Mommy said their God's first name and grabbed the table to keep her feet while the father turned away and threw a haymaker at the air of the kitchen and cursed both himself and the world for not the last time while his child might now have been sleeping if not for the rate of his breathing and the tiny stricken motions of his hands in the air above where he lay, hands the size of a grown man's thumb that had clutched the Daddy's thumb in the crib while he'd watched the Daddy's mouth move in song, his head cocked and seeming to see way past him into something his eyes made the Daddy lonesome for in a strange vague way. If you've never wept and want to, have a child. Break your heart inside and something will a child is the twangy song the Daddy hears again as if the lady was almost there with him looking down at what they've done, though hours later what the Daddy won't most forgive is how badly he wanted a cigarette right then as they diapered the child as best they could in gauze and two crossed handtowels and the Daddy lifted him like a newborn with his skull in one palm and ran him out to the hot truck and burned custom rubber all the way to town and the clinic's ER with the tenant's door hanging open like that all day until the hinge gave but by then it was too late, when it wouldn't stop and they couldn't make it the child had learned to leave himself and watch the whole rest unfold from a point overhead, and whatever was lost never thenceforth mattered, and the child's body expanded and walked about and drew pay and lived its life untenanted, a thing among things, its self's soul so much vapor aloft, falling as rain and then rising, the sun up and down like a yoyo.
da Esquire


DFW/ Testimonianze 3

   
Among his many fine and publicly apparent qualities was a genuine kindness. Maybe folks who attended his reading in 2004 at the Free Library in Philadelphia remember an unusual moment with a man who seemed not to be familiar with Wallace and had perhaps wandered into the reading. I think this may even have later been recapped here.
 Anyway, as I remember it, this fellow spoke during a question and answer period, from his seat, I think. I can't remember if someone was walking around with a microphone or if this man just called out loudly. He seemed ... bedraggled and he spoke in an uneducated manner. I have to admit that I assumed he was homeless and just looking for a cool place to spend a summer afternoon. But he wanted to tell Wallace that he liked the story the author had just read aloud. It was Incarnations of Burned Children. I won't forget the power of that reading, either. I believe this guy was just trying to say that he liked it, but maybe there was some sort of question in what he said. It wasn't clear to me, and it wasn't clear to Wallace.
And suddenly, Wallace made everyone in the room disappear apart from himself and this man who was trying to communicate. He asked the man a question or two to clarify, then he gave some sort of answer. I wish I could remember the content of the discussion, but I think it's more important that it happened, that it was back-and-forth and that it was so earnest. It clearly became important to Wallace that the two of them interact. I was uncomfortable. I suspect others were. It was this weird, possibly drunk, possibly homeless man interrupting our little meeting of smart people and one of our heroes. Precious little time and he was wasting it. But to Wallace, here was a human being reaching out to another one, and he wasn't going to let that effort go unrequited.
Ben T.


DFWallace era in cura per una forte depressione

James Wallace [il padre di DFW] said that last year his son had begun suffering side effects from the drugs and, at a doctor’s suggestion, had gone off the medication in June 2007. The depression returned, however, and no other treatment was successful. The elder Wallaces had seen their son in August, he said.

He was being very heavily medicated,” he said. “He’d been in the hospital a couple of times over the summer and had undergone electro-convulsive therapy. Everything had been tried, and he just couldn’t stand it anymore.”



Testi di DFWallace online

Harper's Magazine ha messo online tutti gli articoli in loro possesso di Wallace. In memoriam.


lunedì, 15 settembre 2008
Enigmistico ambiguo

Avevo dimenticato di annunciare all'orbe intiero che qua in civitate Cinii si terrà un ciclo di incontri-lezioni sull'enigmistica. intitolato Il regno dell'ambiguo (pdf); in cattedra, Paolo Albani e Roberto Morassi.
In verità il primo incontro c'è già stato; per partecipare ai successivi (che si svolgono presso la Biblioteca comunale S.Giorgio, il giovedì alle 17.30) bisogna iscriversi telefonando allo 0573 371600. Io vado.


DFW/ Testimonianze 2

> "Dave Wallace was not only a great writer. He was a great man; a funny, witty, wise man with a unique personality.
>
> I had him as my professor for Creative Writing Fiction at this time last year. I went through my old writing folder earlier and came across a story I submitted to our class for review on 9/12/07. It's overwhelming to think that it was the beginning of his last year of life.
>
> He wore his bandana to class daily and was often wearing a tie-dyed Lord of the Rings shirt. It suited his awkward genius in a perfect way.
>
> It was a class of 10 and we all became close to him and to each other. In May, when I needed a recommendation letter, he wrote me one in two days, completely forgiving my inability to give him a time frame.
>
> When I sent him a reminder letter:
> Hey Dave,
> You told me to email you to remind you to write that letter. Here it is!
> That didn't seem like sufficient content for an email though, so I thought about attaching a picture of a puppy, but then I didn't.
> Kelly
>
>
> His response:
> K: The letter's done and in the weird plastic box outside my door. Go pick it up ASAP -- and don't read it; just trust that it's supportive. /dw/
>
> INCLUDED A PICTURE OF A PUPPY!
>
> I'll always remember Dave telling us on the first day of class that it will take him time to learn our names, but that once he has, he will remember who we are for the rest of his life. Longer than we remember him.

(Dalla mailing list Wallace-l)


DFW/ Testimonianze 1

Uno studente nella classe di Scrittura creativa di Wallace:

"incidentally, this is apparently an issue he's been dealing with for
some time. He took a medical leave of absence about three days before
classes began this semester (my roommate was supposed to have him),
and so someone else was assigned to teach in his place for the year.
"

(Dalla mailing list Wallace-l.)


giovedì, 11 settembre 2008
Blogfesting in the rain

Da domani a domenica dovrei essere a Riva del Garda, ove potrò prepararmi adeguatamente ad affrontare un piovoso autunno. Pare infatti che pioverà come Splinder la manda, sì che i molti blogger colà convenuti dovranno stringersi in locali favorevoli alla promisquità dei sudori, ove potranno fare uno sharing molto 3.0 delle proprie emissioni corporee. (Sono richieste solo le vaccinazioni standard.)blogfest


mercoledì, 10 settembre 2008
L'accordo PD-PdL (Violante-Ghedini) per disarmare la Magistratura

Secondo ciò che dice qua Giuseppe D'Avanzo, si profila un accordo tra PD e PdL per far sì che, attraverso piccole modifiche del Codice di Procedura Penale, la Magistratura diventi subordinata alla Polizia (cioè al Governo):

"(...)Oggi (art. 327 del codice di procedura penale) "il pubblico ministero dirige le indagini e dispone direttamente della polizia giudiziaria che, anche dopo la comunicazione della notizia di reato, continua a svolgere attività di propria iniziativa". Se si cancellano le parole in corsivo la norma diventa: "La polizia giudiziaria, anche dopo la comunicazione della notizia di reato, svolge attività di propria iniziativa". Il pubblico ministero perde la direzione delle indagini mentre la polizia guadagna la sua libertà. Come chiunque comprende, la variazione non è neutra e senza conseguenze. Il pubblico ministero è indipendente dal potere politico e "soggetto soltanto alla legge", mentre il poliziotto è un funzionario dello Stato che risponde agli ordini di un ministro e alle scelte politiche del governo. Una seconda "correzione" accentua la discrezionalità della polizia e la distanza dal pm.
Articolo 347 del codice di procedura di penale: "Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria, senza ritardo, riferisce al pubblico ministero". Se cade il corsivo ("Acquisita la notizia di reato, la polizia giudiziaria riferisce al pubblico ministero") l'intero gioco investigativo finisce nelle mani delle forze dell'ordine. Lo scenario diventa questo. Le polizie raccolgono la notizia di reato; fanno i primi accertamenti; ne possono valutare protagonisti, modalità e conseguenze. Informare la catena gerarchica e il governo. Decidere quando e come informare il pubblico ministero.(...)"

Difficile dire se D'Avanzo faccia allarmismo o meno. Di sicuro sarebbe bene tenere gli occhi aperti.



martedì, 09 settembre 2008
Anniversari: 30 anni fa, il Riflusso

saturday_night_fever_posterTrent'anni fa (quasi), il 3 novembre 1978, l'Italia scoprì il Riflusso.
Quel giorno, infatti, il Corriere della Sera pubblicò con grande evidenza (in prima pagina) la lettera di una casalinga di Cinisello(*) che chiedeva al giornale più articoli di gossip (sull'infedeltà, per la precisione) e meno di politica e "cose che non interessano alla gente". Tra lo stupore generale, a  quella lettera il Corriere fece seguire vari articoli - compresa un'inchiesta sull'infedeltà degli italiani. E si cominciò a capire che una parte degli  italiani in effetti non ne poteva più di politica, partecipazione, collettività, riunioni, manifestazioni, lotte sociali. Era il "Riflusso nel privato".

Chiaramente prendere come data di inizio quel 3 novembre di 30 anni fa è solo una convenzione di comodo (proposta da Enzo Forcella): quel sotterraneo mutamento nelle priorità di molti era cresciuto poco alla volta; non credo ci sia un preciso evento che ne segna il boom.
Anche se in quel 1978 erano successe un sacco di cose: erano stati eletti due papi, c'era stato il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro - e il conseguente governo di solidarietà nazionale;  il presidente della Repubblica Leone era stato costretto a dimettersi in seguito ad uno scandalo. E poi c'era l'inflazione al 18% con ciò che ne consegue.

Ma fu da quel novembre che si cominciò a parlare di "Riflusso". E il termine, anche a posteriori, appare una scelta felice: infatti quella voglia di disimpegno e di evasione (l'edonismo, si diceva allora) faceva seguito ad un decennio in cui tutto sembrava essere politica e ciò che non lo era veniva disprezzato e ostracizzato. E il "fronte avanzato" di questa politica onnicomprensiva era fatto di scontri continui, morti, schieramenti l'un contro l'altro armati.

Ma, in questo post, non voglio fare una sorta di analisi storica: ci vorrebbe troppo e non è il mio mestiere. Vorrei bensì ricordare cosa significò quel cambiamento per la generazione di adolescenti che - come me - ci si trovarono in mezzo.
Insomma, noi eravamo cresciuti guardando i fratelli maggiori o i cugini grandi che facevano politica, che beccavano le donne nei cortei e nelle riunioni;
Nel '77 tutte le scuole medie superiori italiane avevano fatto l'autogestione e da qualche anno i cosiddetti Decreti Delegati avevano persino introdotto la rappresentanza studentesca negli organismi scolastici . Noi avevamo appena cominciato a prendere parte a tutto ciò quand'ecco che, zac!, dovevamo buttare l'eskimo (orgogliosamente ereditato) e mettere le scarpe a punta e le camicie di raso; e invece di inchiostrare ciclostili e fare volantinaggi, bisognava andare in qualche neonata discoteca ad imitare Tony Manero/John Travolta. E se non si faceva così si era out.
Certo, quelli che avevano qualche anno di più continuavano a disprezzare quelle cose (bollate come "qualunquistiche"); e anche nella cultura alta,  il "Riflusso" era una cosa negativa, una involuzione, una cosa da contrastare.
Ma noialtri ragazzini vedevamo le cose con una certa concretezza: avevamo ancora tutto da conquistare - riconoscimento sociale, consapevolezza, rapporto con le ragazze - ed era abbastanza chiaro che tutto ciò non lo avremmo più trovato nelle sezioni della FGCI o parlando nelle assemblee di istituto. E negli anni successivi questo fu sempre più vero, soprattutto nei famigerati anni '80.

Non so quanti di quella generazione (nati tra il '62 e il '66, diciamo) vissero il Riflusso come un disorientamento, una perdita della bussola. Credo però che i trentenni di oggi, che quel mutamento brusco non lo hanno vissuto, siano stati per certi versi fortunati.

(*) Da non confondersi con la Casalinga di Voghera.


lunedì, 08 settembre 2008
Le differenze

Il Presidente della Repubblica Napolitano ha parlato, nel 65° aniversario dell'8 settembre 1943, esaltando la Resistenza e specificando che essa "andrebbe forse ricordata nella sua interezza" e per questo "ho parlato di un duplice segno della Resistenza: quello della ribellione, della volontà di riscatto, della speranza di libertà e di giustizia che condussero tanti giovani a combattere nelle formazioni partigiane" e "quello del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei seicentomila deportati nei campi tedeschi, rifiutando l'adesione alla Repubblica di Salò".

Il Ministro della Difesa La Russa, invece, dalla medesima tribuna, ha detto: "Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia".

Ecco, basta questo.


Gelmin in the Sky

Il Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini ha avuto ieri un'altra abbuffata di esposizione mediatica: la tv filoberlusconiana Sky le ha infatti dedicato uno dei "sottocanali" di SkyTg24, ove la ministra ha parlato delle sue belle trovate - tutto il giorno, no-stop - rivelando, tra l'altro, che il ritorno al maestro unico nella scuola elementare non cancellerà il tempo pieno; anzi: "il tempo pieno sarà aumentato del 50%".

Oh, ci fosse stato un cazzo di giornalista degno di questo nome che le avesse chiesto "Scusi, ci spiega come?"


sabato, 06 settembre 2008
E tanto gli italiani sono come bambini di 11 anni (un po' tardi, anche)

4 settembre: la bozza Calderoli per la riforma fiscale in senso federalista prevede la reintroduzione di una tassa sulla casa - una nuova ICI.  (Ho messo due link, ma ce ne sono a decine.)

6 settembre: Calderoli: "Piuttosto che reintrodurre l'ICI mi do fuoco".




Nani, clown e ballerine

Brunetta, ministro della Funzione pubblica: "Io volevo vincere il Premio Nobel per l'Economia, ma ho rinunciato per amore della politica". ROTFL!

 


venerdì, 05 settembre 2008
Gli anni '60 (a.C.) in Britannia


(Eh, che tratto che aveva, Uderzo!) :)