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Gianni Clerici, Alassio, 1939
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Template: non è 'sto granché però l'ho fatto tutto da me, e quindi...
domenica, 31 agosto 2008
Poiché non sapevo chi fosse Kevin Carter fino a pochi giorni fa - e quindi non conoscevo la foto che gli fece vincere il Pulitzer - non avevo potuto in passato notare l'esplicito collegamento che c'è tra la vicenda del fotoreporter americano e uno dei personaggi principali di "Casa di foglie" di Mark Danielewski.
Quel collegamento è molto evidente, per chi conosca entrambe le fonti, e infatti nel web l'hanno notato in molti.
A parte il gusto di riconoscere la citazione, la somiglianza tra Carter e il personaggio (Will Navidson ) può dare anche una chiave di lettura ulteriore dell'opera di Danielewski.
"Casa di foglie" pullula di elementi nascosti e indizi criptici - complice la struttura anticonvenzionale del testo - e i fan del romanzo si sono già sbizzarriti nelle più contorte interpretazioni di tali "segnali" - in qualche caso ricevendo la benedizione dell'autore.
Personalmente ho trovato, fin dalla prima lettura di "Casa di foglie", che la parte più valida dell'opera fosse proprio nel personaggio di Will Navidson e nei rapporti interni alla sua famiglia (con la moglie Karen, soprattutto). La parte della narrazione che riguarda il trasloco nella nuova casa da parte della famiglia Navidson (quasi un ritiro, un abbandonare il mondo e il lavoro, per Will), la scoperta e il tentativo di esplorare l'abisso sotterraneo che si nasconde in quell'edificio, e la drammatica "salvazione" finale sono una vera descente en enfer (con dantesco/omerico ritorno), per Navidson - almeno questa è la mia lettura. Ma l'elemento nuovo aggiunto (rafforzato, più che altro) dal parallelo tra Navidson e Carter è un altro.
Il fatto che la "crisi" personale del fotografo Navidson venga ricondotta più volte ad un reportage in zona di guerra e alla foto con la quale egli ha vinto il Pulitzer, mostra come la vicenda reale di Kevin Carter abbia avuto un peso rilevante nell'ispirare Danielewski, al di là del riferimento chiaro alla foto della bambina con l'avvoltoio
(la foto che ossessiona Navidson è descritta così: "Come tutto il mondo ricorda, quella famosa immagine mostra una bambina sudanese che sta morendo di fame, troppo debole per scacciare un avvoltoio che le si avvicina furtivo." La foto di Carter è quella qui a fianco).
Carter, come Navidson, subì forti critiche per quella foto; fu tacciato di cinismo e di "sciacallaggio". Infine, Kevin Carter è morto suicida - forse anche come conseguenza del suo lavoro di fotoreporter(*) - e l'ultima esplorazione che Navidson intraprende, da solo, nel labirinto senza fine che sembra estendersi "sotto" la sua casa è anch'esso un atto suicida. (Tra l'altro, Carter è morto nel 1994 e le prime bozze di "Casa di foglie" hanno cominciato a circolare nel 1999.)
Molte pagine di "Casa di foglie" analizzano lo stato psicologico di Will Navidson e di sua moglie. Il malessere del fotografo sembra corrispondere all'ossessione per la sua foto più celebre; la mia ipotesi di interpretazione è allora che la terribile vicenda vissuta nella casa da lui e dalla sua famiglia non sia altro che una "materializzazione" di tale malessere - una materializzazione su pellicola, per altro: nel romanzo la storia di Navidson è in realtà il racconto del contenuto e della critica sul Navidson Record, una pellicola che raccoglie appunto i filmati girati da Navidson nella sua casa e nell'impossibile sotterraneo - quasi un'autoanalisi, una terapia in forma di reportage.
Naturalmente "Casa di foglie" non è solo la storia di Will Navidson. Ci sono almeno altri due livelli di narrazione (e quello relativo a Navidson, che è il più "nidificato", è raccontato per via indiretta). Ne consegue che una lettura della parte che riguarda il fotoreporter deve avere una sua coerenza anche in relazione agli altri due livelli di narrazione. Tuttavia io continuo a pensare che la parte migliore del romanzo di Danielewski sia proprio quella che riguarda Navidson, e che le altre soffrano di un certo "eccesso di zelo". Inoltre, le interpretazioni di "Casa di foglie" nel suo complesso sono davvero molte e decisamente congetturali; al punto che non mi pare necessario previlegiarne una.
Certamente mi trovo più propenso a considerare valide le interpretazioni nelle quali la vicenda di Navidson appare coerente nei termini in cui io l'ho letta. E l'ipotesi che la storia di Navidson sia una sorta di terapia, di elaborazione di una crisi psicologica non stride con le interpretazioni di "Casa di foglie" che individuano il vero autore dell'opera in Pelafina, la madre di Johnny Truant ricoverata in clinica psichiatrica, che avrebbe scritto tutte quelle pagine per Zampanò (di quest'ultimo si ricorda, brevissimamente, un passato da soldato in Indocina).
Ma questa interpretazione, come le altre, si appoggia su piccoli indizi, riferimenti di una riga o di una parola; e, nel valutare il libro di Danielewski, credo sia davvero irrilevante concentrarsi su queste indagini "esegetiche".
(*) Queste sono le parole scritte nel biglietto lasciato da Carter prima di suicidarsi con il gas di scarico della sua auto: "I am depressed ... without phone ... money for rent ... money for child support ... money for debts ... money!!! ... I am haunted by the vivid memories of killings and corpses and anger and pain ... of starving or wounded children, of trigger-happy madmen, often police, of killer executioners...I have gone to join Ken if I am that lucky."
Quel collegamento è molto evidente, per chi conosca entrambe le fonti, e infatti nel web l'hanno notato in molti.
A parte il gusto di riconoscere la citazione, la somiglianza tra Carter e il personaggio (Will Navidson ) può dare anche una chiave di lettura ulteriore dell'opera di Danielewski.
"Casa di foglie" pullula di elementi nascosti e indizi criptici - complice la struttura anticonvenzionale del testo - e i fan del romanzo si sono già sbizzarriti nelle più contorte interpretazioni di tali "segnali" - in qualche caso ricevendo la benedizione dell'autore.
Personalmente ho trovato, fin dalla prima lettura di "Casa di foglie", che la parte più valida dell'opera fosse proprio nel personaggio di Will Navidson e nei rapporti interni alla sua famiglia (con la moglie Karen, soprattutto). La parte della narrazione che riguarda il trasloco nella nuova casa da parte della famiglia Navidson (quasi un ritiro, un abbandonare il mondo e il lavoro, per Will), la scoperta e il tentativo di esplorare l'abisso sotterraneo che si nasconde in quell'edificio, e la drammatica "salvazione" finale sono una vera descente en enfer (con dantesco/omerico ritorno), per Navidson - almeno questa è la mia lettura. Ma l'elemento nuovo aggiunto (rafforzato, più che altro) dal parallelo tra Navidson e Carter è un altro.
Il fatto che la "crisi" personale del fotografo Navidson venga ricondotta più volte ad un reportage in zona di guerra e alla foto con la quale egli ha vinto il Pulitzer, mostra come la vicenda reale di Kevin Carter abbia avuto un peso rilevante nell'ispirare Danielewski, al di là del riferimento chiaro alla foto della bambina con l'avvoltoio
(la foto che ossessiona Navidson è descritta così: "Come tutto il mondo ricorda, quella famosa immagine mostra una bambina sudanese che sta morendo di fame, troppo debole per scacciare un avvoltoio che le si avvicina furtivo." La foto di Carter è quella qui a fianco).Carter, come Navidson, subì forti critiche per quella foto; fu tacciato di cinismo e di "sciacallaggio". Infine, Kevin Carter è morto suicida - forse anche come conseguenza del suo lavoro di fotoreporter(*) - e l'ultima esplorazione che Navidson intraprende, da solo, nel labirinto senza fine che sembra estendersi "sotto" la sua casa è anch'esso un atto suicida. (Tra l'altro, Carter è morto nel 1994 e le prime bozze di "Casa di foglie" hanno cominciato a circolare nel 1999.)
Molte pagine di "Casa di foglie" analizzano lo stato psicologico di Will Navidson e di sua moglie. Il malessere del fotografo sembra corrispondere all'ossessione per la sua foto più celebre; la mia ipotesi di interpretazione è allora che la terribile vicenda vissuta nella casa da lui e dalla sua famiglia non sia altro che una "materializzazione" di tale malessere - una materializzazione su pellicola, per altro: nel romanzo la storia di Navidson è in realtà il racconto del contenuto e della critica sul Navidson Record, una pellicola che raccoglie appunto i filmati girati da Navidson nella sua casa e nell'impossibile sotterraneo - quasi un'autoanalisi, una terapia in forma di reportage.
Naturalmente "Casa di foglie" non è solo la storia di Will Navidson. Ci sono almeno altri due livelli di narrazione (e quello relativo a Navidson, che è il più "nidificato", è raccontato per via indiretta). Ne consegue che una lettura della parte che riguarda il fotoreporter deve avere una sua coerenza anche in relazione agli altri due livelli di narrazione. Tuttavia io continuo a pensare che la parte migliore del romanzo di Danielewski sia proprio quella che riguarda Navidson, e che le altre soffrano di un certo "eccesso di zelo". Inoltre, le interpretazioni di "Casa di foglie" nel suo complesso sono davvero molte e decisamente congetturali; al punto che non mi pare necessario previlegiarne una.
Certamente mi trovo più propenso a considerare valide le interpretazioni nelle quali la vicenda di Navidson appare coerente nei termini in cui io l'ho letta. E l'ipotesi che la storia di Navidson sia una sorta di terapia, di elaborazione di una crisi psicologica non stride con le interpretazioni di "Casa di foglie" che individuano il vero autore dell'opera in Pelafina, la madre di Johnny Truant ricoverata in clinica psichiatrica, che avrebbe scritto tutte quelle pagine per Zampanò (di quest'ultimo si ricorda, brevissimamente, un passato da soldato in Indocina).
Ma questa interpretazione, come le altre, si appoggia su piccoli indizi, riferimenti di una riga o di una parola; e, nel valutare il libro di Danielewski, credo sia davvero irrilevante concentrarsi su queste indagini "esegetiche".
(*) Queste sono le parole scritte nel biglietto lasciato da Carter prima di suicidarsi con il gas di scarico della sua auto: "I am depressed ... without phone ... money for rent ... money for child support ... money for debts ... money!!! ... I am haunted by the vivid memories of killings and corpses and anger and pain ... of starving or wounded children, of trigger-happy madmen, often police, of killer executioners...I have gone to join Ken if I am that lucky."
venerdì, 29 agosto 2008
mercoledì, 27 agosto 2008
lunedì, 25 agosto 2008
Io, da tanto tempo, avevo un'ideuzza per fare un fumetto usando come vignette i fermo-immagine di qualche videogame RPG (aggiungendo poi i fumetti). O magari anche usare soltanto quei fermo-immagine come sfondi e disegnare i personaggi. Sarebbe divertente, penso, ambientare una storia, magari molto dissacrante e ironica, in uno dei mondi dei giochi di ruolo (tipo World of Warcraft, Doom, Uru, Final Fantasy ecc.).
Non è detto che non la faccia, prima o poi. Magari col taglio della satira politica.
Però, ora che ho scoperto i machinima - cioè i filmati creati usando i motori grafici dei videogame - la tentazione di tentare un'animazione, invece che un fumetto, è grande. Specie avendo trovato, nello stesso giorno, questo software freeware (ancora lo devo provare) e questo libro.
Non è detto che non la faccia, prima o poi. Magari col taglio della satira politica.
Però, ora che ho scoperto i machinima - cioè i filmati creati usando i motori grafici dei videogame - la tentazione di tentare un'animazione, invece che un fumetto, è grande. Specie avendo trovato, nello stesso giorno, questo software freeware (ancora lo devo provare) e questo libro.
Da un anno a questa parte - dopo i primi aumenti macroscopici dei generi alimentari - la stampa continua evidenziare quale sia la causa prima di tali, impensabili rincari: la colpa è della filiera!
Anche recentemente (i rincari di settembre sono un classico del giornalismo di fine agosto) c'è stata una pioggia di articoli che spiegano gli aumenti di pasta, frutta e altri generi alimentari (fino al 40% annuo) indicando unanimemente il malvagio oppressore: la filiera, appunto; cioè la serie di passaggi di compravendita che portano le merci dal produttore al dettagliante (fino al 200% di aumento in tali passaggi).
No, niente. volevo solo dire: ma ci fosse uno di questi giornalisti da operetta che facesse vedere che 'sta filiera non è un mostro mitologico, che è formata da questa, quella e quell'altra azienda, che gli aumenti li praticano i grossisti Tizio e Caio, e magari che li intervistasse, Tizio e Caio.
Chiedere troppo, eh?
Anche recentemente (i rincari di settembre sono un classico del giornalismo di fine agosto) c'è stata una pioggia di articoli che spiegano gli aumenti di pasta, frutta e altri generi alimentari (fino al 40% annuo) indicando unanimemente il malvagio oppressore: la filiera, appunto; cioè la serie di passaggi di compravendita che portano le merci dal produttore al dettagliante (fino al 200% di aumento in tali passaggi).
No, niente. volevo solo dire: ma ci fosse uno di questi giornalisti da operetta che facesse vedere che 'sta filiera non è un mostro mitologico, che è formata da questa, quella e quell'altra azienda, che gli aumenti li praticano i grossisti Tizio e Caio, e magari che li intervistasse, Tizio e Caio.
Chiedere troppo, eh?
Dice il sindaco di Roma, Alemanno (quello con la croce celtica al collo), che se uno è imprudente e va a campeggiare (illegalmente! famogli pure la multa!) fuori dalle mura urbane dopo il tramonto, poi, insomma, è colpa sua se incontra i briganti, i lupi mannari, i lebbrosi, gli intoccabili e i diseredati.
Infatti, per essere prudenti, bisognerebbe stare sempre vicino alle ronde militari che presidiano le strade cittadine di notte. Quando usciamo la sera, andiamo dunque là dove 6 o 7 valenti marmittoni montano di guardia; tutti lì, attorno a quei militi preposti alla nostra sicurezza.
Poi, quando ci siamo radunati in due o trecento accanto ai baldi soldati, je menamo.
Infatti, per essere prudenti, bisognerebbe stare sempre vicino alle ronde militari che presidiano le strade cittadine di notte. Quando usciamo la sera, andiamo dunque là dove 6 o 7 valenti marmittoni montano di guardia; tutti lì, attorno a quei militi preposti alla nostra sicurezza.
Poi, quando ci siamo radunati in due o trecento accanto ai baldi soldati, je menamo.
Non è una tecnica del tutto nuova però sicuramente ancora efficace: se tu, stato imperialista con mire espansionistiche, vuoi annetterti un territorio ai tuoi confini, cosa c'è di meglio che perorare, finanziare ed appoggiare un movimento indipendentista (anche inventato) che chiede l'autonomia per quel territorio?
Per fortuna eccetera, vedi titolo.
Per fortuna eccetera, vedi titolo.
domenica, 24 agosto 2008
venerdì, 22 agosto 2008
Prima o poi anche Nanni Moretti si ammoscerà, perderà grinta, diventerà mollaccione, freddo, insipido, sarà stanco e stracco, non avrà più niente da dire e da dirci... Sigh!
giovedì, 21 agosto 2008
Dice il Dalai Lama che l'Esercito cinese, lunedi scorso, ha sparato su una folla di dimostranti in Tibet, facendo un numero imprecisato di vittime.
Non sappiamo cosa sia accaduto in Tibet, in realtà, né lunedì né nei mesi scorsi. Ma è proprio questo il fatto più grave: nessun giornalista occidentale può recarsi in quelle regioni e verificare i fatti.
O meglio: questo è il fatto più grave tra quelli certi. E questo è un fatto certo.
Eppure, nessuno dei governi democratici presenti in Cina con le proprie rappresentanze olimpiche ha protestato per questa limitazione alla libertà di stampa dei propri giornalisti; né lo faranno ora, nemmeno di fronte al sospetto di una vera e propria strage perpetrata solo 3 giorni fa.
Non sappiamo cosa sia accaduto in Tibet, in realtà, né lunedì né nei mesi scorsi. Ma è proprio questo il fatto più grave: nessun giornalista occidentale può recarsi in quelle regioni e verificare i fatti.
O meglio: questo è il fatto più grave tra quelli certi. E questo è un fatto certo.
Eppure, nessuno dei governi democratici presenti in Cina con le proprie rappresentanze olimpiche ha protestato per questa limitazione alla libertà di stampa dei propri giornalisti; né lo faranno ora, nemmeno di fronte al sospetto di una vera e propria strage perpetrata solo 3 giorni fa.
Un tabaccaio di Aprilia (nota cittadina del Far West) ha ammazzato un ladro sparandogli dalla finestra con un fucile. È accusato di omicidio volontario però è stato rimesso in libertà.
I colleghi, i vicini e anche la Federazioni dei tabaccai (esiste) difendono lo sparatore omicida con i soliti discorsi di esasperazione, legittima difesa, senso di insicurezza.
Questa cosa del giustificare sempre la "difesa armata" potrebbe diventare il prossimo confine per la deriva militaristica-fascista dell'Italia.
Eppure la risposta per chi giustifica questi episodi è semplice: non puoi ammazzare uno perché ti ruba della merce. "Vita" contro "merce". Capisci? La "roba", anche se è tanta e magari perderla ti getta in rovina, non giustifica un omicidio.
Tu capire, padroncino pistolero che non vedi al di là del tuo castelluccio privato? "Persona" vs. "roba". No bangbang!
I colleghi, i vicini e anche la Federazioni dei tabaccai (esiste) difendono lo sparatore omicida con i soliti discorsi di esasperazione, legittima difesa, senso di insicurezza.
Questa cosa del giustificare sempre la "difesa armata" potrebbe diventare il prossimo confine per la deriva militaristica-fascista dell'Italia.
Eppure la risposta per chi giustifica questi episodi è semplice: non puoi ammazzare uno perché ti ruba della merce. "Vita" contro "merce". Capisci? La "roba", anche se è tanta e magari perderla ti getta in rovina, non giustifica un omicidio.
Tu capire, padroncino pistolero che non vedi al di là del tuo castelluccio privato? "Persona" vs. "roba". No bangbang!
mercoledì, 20 agosto 2008
martedì, 19 agosto 2008
La foto della prostituta gettata a terra inanimata nella caserma dei Vigili urbani di Parma ha fatto il giro dei giornali, la settimana scorsa. Qualche giorno di indignazione nella naturale, estiva penuria di notizie.
Quante prostitute sono state trattate da bestie, secondo voi? Oggi, nel passato recente, nella storia dello Stato di Diritto, quante volte le donne arrestate sul marciapiede vengono buttate in un carnaio, trattate in modo illegale (o costrette a fare un servizietto a qualcuno - ma questi sono i casi isolati, le "mele marce", chiaro)? Mah, secondo me, tante volte. Forse è quasi la norma; non mi sembra improbabile.
O forse no, forse quel tipo di violenze sono casi eccezionali. Ma la vicenda di Parma non ha avuto la prima pagina perché è un caso inaccettabile di abuso di potere e di maltrattamento. La foto, ha fatto la differenza.
Fosse stata solo una testimonianza, infatti, ad essa sarebbe seguita una smentita o un ridimensionamento da fonte ufficiale, e la notizia non sarebbe uscita neanche dalla cronaca cittadina.
La foto, invece, anche se la smentisci, fa effetto. La smentita di una foto (magari perché presa in un altro contesto o con un commento capzioso) non cancella la foto-notizia (a meno che non si dimostri la falsità o la manipolazione dell'immagine; e anche in quel caso, difficile annullare l'effetto della foto).
E' come quando una telecamera imprevista immortala un gruppo di poliziotti che massacrano di botte un tizio a terra: le immagini fanno il giro del mondo. Senza immagini, niente notizia.
Nel caso di Parma, l'effetto-notizia è stato anche amplificato dal fatto che erano entrate da poco in vigore alcune nuove norme di "sicurezza" riguardanti nuovi poteri per i Sindaci e nuove competenze per i Vigili urbani: c'era un'attenzione particolare per cogliere in fallo i nuovi "sceriffi", diciamolo. Persino il Presidente del Senato ha deciso di dire la sua (anche se ricordiamo che come Presidente del Senato abbiamo al momento uno yesman di Berlusconi, uno che agisce esclusivamente a vantaggio proprio o del suo padrone). Una prostituta trattata come un cane in un altro momento e in un'altra caserma avrebbe avuto meno spazio e meno eco - anche con la foto.
Ma questo post non vuole evidenziare le ipocrisie dietro alla foto-notizia della prostituta di Parma. In effetti ciò che notavo è che le immagini hanno ancora un potere fortissimo nella comunicazione giornalistica. E dico "ancora" perché in effetti si potrebbe anche immaginare che, con la diffusione delle tecnologie digitali e con l'enorme aumento di immagini artificiali che ciascuno riceve ogni giorno, la credibilità e l'importanza delle singole foto-notizie potessero diminuire.
Invece no. La foto dice la verità. Mostra la realtà. Del resto, una foto falsa - ritoccata o creata ex novo - sarebbe scoperta e sbugiardata, immaginiamo.
Però gli strumenti di elaborazione delle immagini sono davvero molto più potenti, oggi.
Davvero nessuno avrà realizzato foto false però verosimili, foto che mostrano un fatto realmente accaduto, con estrema fedeltà alla realtà dei fatti, però fabbricate a tavolino? E la fiducia dell'opinione pubblica nelle notizie fatte con le immagini, continuerà a restare intatta?
Quante prostitute sono state trattate da bestie, secondo voi? Oggi, nel passato recente, nella storia dello Stato di Diritto, quante volte le donne arrestate sul marciapiede vengono buttate in un carnaio, trattate in modo illegale (o costrette a fare un servizietto a qualcuno - ma questi sono i casi isolati, le "mele marce", chiaro)? Mah, secondo me, tante volte. Forse è quasi la norma; non mi sembra improbabile.
O forse no, forse quel tipo di violenze sono casi eccezionali. Ma la vicenda di Parma non ha avuto la prima pagina perché è un caso inaccettabile di abuso di potere e di maltrattamento. La foto, ha fatto la differenza.
Fosse stata solo una testimonianza, infatti, ad essa sarebbe seguita una smentita o un ridimensionamento da fonte ufficiale, e la notizia non sarebbe uscita neanche dalla cronaca cittadina.
La foto, invece, anche se la smentisci, fa effetto. La smentita di una foto (magari perché presa in un altro contesto o con un commento capzioso) non cancella la foto-notizia (a meno che non si dimostri la falsità o la manipolazione dell'immagine; e anche in quel caso, difficile annullare l'effetto della foto).
E' come quando una telecamera imprevista immortala un gruppo di poliziotti che massacrano di botte un tizio a terra: le immagini fanno il giro del mondo. Senza immagini, niente notizia.
Nel caso di Parma, l'effetto-notizia è stato anche amplificato dal fatto che erano entrate da poco in vigore alcune nuove norme di "sicurezza" riguardanti nuovi poteri per i Sindaci e nuove competenze per i Vigili urbani: c'era un'attenzione particolare per cogliere in fallo i nuovi "sceriffi", diciamolo. Persino il Presidente del Senato ha deciso di dire la sua (anche se ricordiamo che come Presidente del Senato abbiamo al momento uno yesman di Berlusconi, uno che agisce esclusivamente a vantaggio proprio o del suo padrone). Una prostituta trattata come un cane in un altro momento e in un'altra caserma avrebbe avuto meno spazio e meno eco - anche con la foto.
Ma questo post non vuole evidenziare le ipocrisie dietro alla foto-notizia della prostituta di Parma. In effetti ciò che notavo è che le immagini hanno ancora un potere fortissimo nella comunicazione giornalistica. E dico "ancora" perché in effetti si potrebbe anche immaginare che, con la diffusione delle tecnologie digitali e con l'enorme aumento di immagini artificiali che ciascuno riceve ogni giorno, la credibilità e l'importanza delle singole foto-notizie potessero diminuire.
Invece no. La foto dice la verità. Mostra la realtà. Del resto, una foto falsa - ritoccata o creata ex novo - sarebbe scoperta e sbugiardata, immaginiamo.
Però gli strumenti di elaborazione delle immagini sono davvero molto più potenti, oggi.
Davvero nessuno avrà realizzato foto false però verosimili, foto che mostrano un fatto realmente accaduto, con estrema fedeltà alla realtà dei fatti, però fabbricate a tavolino? E la fiducia dell'opinione pubblica nelle notizie fatte con le immagini, continuerà a restare intatta?
domenica, 17 agosto 2008
Gli attaccanti del Calcio italiano, vista la mala parata (non del solo portiere) della spedizione olimpica, vorrebbero proporre una nuova disciplina sportiva nella quale sono sicuri di eccellere.
sabato, 16 agosto 2008
giovedì, 14 agosto 2008
Siccome continuano a arrivare commenti di spam, sorry, per un po' metto questo filtro.
martedì, 12 agosto 2008
Nel sito del PD campeggia (colonna di destra) questo annuncio:
"Non ti piace il nuovo logo del Partito Democratico? Provaci tu! Invia il tuo logo, che verrà pubblicato in un apposito post."
Al di là del simpatico nonsense della cosa(*), io pensavo di partecipare riproponendo questo:

Però non credo che me lo prendano. Anche se non lo capiscono. ;)
(*) La cosa nonsense è l'idea del PD di chiedere di cambiare il simbolo, così, "se non ti piace".
"Non ti piace il nuovo logo del Partito Democratico? Provaci tu! Invia il tuo logo, che verrà pubblicato in un apposito post."
Al di là del simpatico nonsense della cosa(*), io pensavo di partecipare riproponendo questo:

Però non credo che me lo prendano. Anche se non lo capiscono. ;)
(*) La cosa nonsense è l'idea del PD di chiedere di cambiare il simbolo, così, "se non ti piace".
lunedì, 11 agosto 2008
SICCOME io di mestiere faccio lo scultore...
No, davvero. Seriamente! Faccio lo scultore. Giuro.
Dicevo, siccome faccio lo scultore, allora talvolta mi vien da pensare che il web, le cose webbiche, lì, tutto l'ambaradan, non hanno la possibilità di trasmettere/ospitare le sculture.
Chiaro, no? È pacifico. Non c'è verso!
Sì, certo, delle sculture si possono mettere le foto, sul web; e talvolta - diciamo la verità - le sculture, in foto, sembrano più belle che dal vero, con le luci giuste, lo sfondo eccetera.
Però le foto delle sculture non sono sculture. Stanno alle sculture, le foto, come le foto delle belle donne stanno alle belle donne (anche le donne, infatti - e pure gli uomini, si capisce - in foto possono essere più belle che dal vero). Ma con le foto delle belle donne... Non occorre che spieghi oltre, no?
Sì, è vero, esistono le fotocopiatrici 3d - dei pantografi che lavorano col polistirolo, in pratica, ma intanto non sono diffuse e costano un pacco di soldi; e poi comunque con quelle si fanno solo delle cose di polistirolo; piccole, per di più. Polistirolo grezzo, insomma... Non è il massimo.
Se è per quello esistono pure grossi pantografi per il marmo che lavorano anche con dati numerici. Ma in ogni caso si tratta di tecnologie che hanno a che fare con la digitalizzazione di oggetti, o con la loro progettazione, anche; ma non con l'uso del web per condividere questi oggetti. Non fino ad oggi, almeno.
Ok, fare scultura per il web potrebbe voler dire anche abbandonare i materiali tradizionali e passare ad altri, con altre e nuove possibilità. Per la pittura e la fotografia (e le loro contaminazioni) è già così. Ma anche lì, insomma, non è che ci siamo granché. Cioè, si può fare pittura/fotografia con strumenti digitali, ok, ma poi sul web puoi metterci solo delle riproduzioni.
Ma sto divagando. Dicevo della scultura con materiali non tradizionali; o, per meglio dire, senza materiali. Io posso farla, una scultura esclusivamente digitale, come no. Ma finché resta un file, questa scultura è al massimo un progetto di scultura. Ovvero, ciò che conta è l'output finale, chiaro, mica il progetto.
Allora se rinuncio al materiale posso al massimo o fare degli oggetti 3d digitali, visibili con un software specifico che faccia il suo bel rendering (e questo sarebbe l'output finale); oppure ricorrere agli ologrammi.
Se non che, gli oggetti 3d son cosette che stanno dentro il monitor - ed hanno più a che fare con l'animazione che con la scultura - e i proiettori di ologrammi, eh!, costano una cifra e non sono diffusi neanche loro.
Comunque questo post non è che lo scrivo per fare il punto dello stato della tecnologia rispetto al web e alla scultura. No.
E' solo per dire che, a volte, mi spiace non poter mettere on line le sculture.
D'altra parte, il fatto che le sculture siano legate ai materiali, alle loro caratteristiche fisiche al lavoro manuale, quel fatto lì lo trovo confortante.
Probabilmente è una posizione di retroguardia, ma pazienza.
No, davvero. Seriamente! Faccio lo scultore. Giuro.
Dicevo, siccome faccio lo scultore, allora talvolta mi vien da pensare che il web, le cose webbiche, lì, tutto l'ambaradan, non hanno la possibilità di trasmettere/ospitare le sculture.
Chiaro, no? È pacifico. Non c'è verso!
Sì, certo, delle sculture si possono mettere le foto, sul web; e talvolta - diciamo la verità - le sculture, in foto, sembrano più belle che dal vero, con le luci giuste, lo sfondo eccetera.
Però le foto delle sculture non sono sculture. Stanno alle sculture, le foto, come le foto delle belle donne stanno alle belle donne (anche le donne, infatti - e pure gli uomini, si capisce - in foto possono essere più belle che dal vero). Ma con le foto delle belle donne... Non occorre che spieghi oltre, no?
Sì, è vero, esistono le fotocopiatrici 3d - dei pantografi che lavorano col polistirolo, in pratica, ma intanto non sono diffuse e costano un pacco di soldi; e poi comunque con quelle si fanno solo delle cose di polistirolo; piccole, per di più. Polistirolo grezzo, insomma... Non è il massimo.
Se è per quello esistono pure grossi pantografi per il marmo che lavorano anche con dati numerici. Ma in ogni caso si tratta di tecnologie che hanno a che fare con la digitalizzazione di oggetti, o con la loro progettazione, anche; ma non con l'uso del web per condividere questi oggetti. Non fino ad oggi, almeno.
Ok, fare scultura per il web potrebbe voler dire anche abbandonare i materiali tradizionali e passare ad altri, con altre e nuove possibilità. Per la pittura e la fotografia (e le loro contaminazioni) è già così. Ma anche lì, insomma, non è che ci siamo granché. Cioè, si può fare pittura/fotografia con strumenti digitali, ok, ma poi sul web puoi metterci solo delle riproduzioni.
Ma sto divagando. Dicevo della scultura con materiali non tradizionali; o, per meglio dire, senza materiali. Io posso farla, una scultura esclusivamente digitale, come no. Ma finché resta un file, questa scultura è al massimo un progetto di scultura. Ovvero, ciò che conta è l'output finale, chiaro, mica il progetto.
Allora se rinuncio al materiale posso al massimo o fare degli oggetti 3d digitali, visibili con un software specifico che faccia il suo bel rendering (e questo sarebbe l'output finale); oppure ricorrere agli ologrammi.
Se non che, gli oggetti 3d son cosette che stanno dentro il monitor - ed hanno più a che fare con l'animazione che con la scultura - e i proiettori di ologrammi, eh!, costano una cifra e non sono diffusi neanche loro.
Comunque questo post non è che lo scrivo per fare il punto dello stato della tecnologia rispetto al web e alla scultura. No.
E' solo per dire che, a volte, mi spiace non poter mettere on line le sculture.
D'altra parte, il fatto che le sculture siano legate ai materiali, alle loro caratteristiche fisiche al lavoro manuale, quel fatto lì lo trovo confortante.
Probabilmente è una posizione di retroguardia, ma pazienza.
domenica, 10 agosto 2008
Ho aperto, già da qualche giorno, un blog dedicato a cose buffe e bizzarre (e satira) sulle oimpiadi in corso.
Sta qua.
Sta qua.
sabato, 09 agosto 2008
...la quale stamani è andata in finale dei 400 misti col nuovo record italiano. E non è una che fa la ganzina sui giornali di gossip come Federica Pellegrini.

Update: Nella finale di stamani Alessia ha fatto il 5° posto abbassando ancora il record italiano. Non si può mica chieder di più!

Update: Nella finale di stamani Alessia ha fatto il 5° posto abbassando ancora il record italiano. Non si può mica chieder di più!
giovedì, 07 agosto 2008
I vigili urbani di Roma avranno in dotazione una pistola e saranno addestrati come la Polizia.
Prosegue la militarizzazione delle città italiane.
Ora aspettiamo che ci scappi il morto.
Prosegue la militarizzazione delle città italiane.
Ora aspettiamo che ci scappi il morto.
Il ministro per le Politiche giovanili Giorgia Meloni, dopo che tutto il mondo politico (anche dalla sua parte) e quello dello sport hanno bollato la proposta sua e di Gasparri come cazzata enorme, ha commentato: "Sono contenta di aver riportato all'attenzione, con la mia proposta, il problema dei diritti umani in Cina."
mercoledì, 06 agosto 2008
Giunto hodie.
Umberto Eco, Sator Arepo eccetera.
William T. Vollmann, Manette, istruzioni per l'uso.
W. T. Vollmann, Tredici storie per tredici epitaffi.
W. T. Vollmann, Come un'onda che sale e che scende.
Gianni Celati, Vite di pascolanti - tre racconti.
Gianni Celati, Verso la foce.
Paolo Nori, Mi compro una Gilera.
Umberto Eco, Sator Arepo eccetera.
William T. Vollmann, Manette, istruzioni per l'uso.
W. T. Vollmann, Tredici storie per tredici epitaffi.
W. T. Vollmann, Come un'onda che sale e che scende.
Gianni Celati, Vite di pascolanti - tre racconti.
Gianni Celati, Verso la foce.
Paolo Nori, Mi compro una Gilera.
martedì, 05 agosto 2008
I grandi capolavori della letteratura underground:
Thomas Mann
Ctonio Kröger

Thomas Mann
Ctonio Kröger

lunedì, 04 agosto 2008
D'Alema annuncia giorni fa la nascita di una "sua" rete televisiva ("Red", come l'associazione-corrente del lider Massimo), e oggi Veltroni lancia "YouDem", la tv del Partito Democratico (dal 14 ottobre e aperta ai filmati amatoriali, come Current).
Cioè, invece della legge sul conflitto di interesse questi hanno deciso di farsi un conflitto di interessi proprio.
(YouDem sarà "una vera e propria piattaforma che comprenderà un quotidiano on line e una radio, il tutto, con uno stile che ricalca da vicino il mondo del web 2.0". Non so se offrire consulenza o cominciare a ridere.)
Cioè, invece della legge sul conflitto di interesse questi hanno deciso di farsi un conflitto di interessi proprio.
(YouDem sarà "una vera e propria piattaforma che comprenderà un quotidiano on line e una radio, il tutto, con uno stile che ricalca da vicino il mondo del web 2.0". Non so se offrire consulenza o cominciare a ridere.)
















