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Georges Perec, 53 giorni.
Paolo Zellini, Gnomon - Una indagine sul numero.
Thomas Pynchon, L'arcobaleno della gravitĂ .
William Gaddis, Le Perizie.
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Terry Pratchett, Feet of clay.
Terry Pratchett, L'arte della magia.
Terry Pratchett, La luce fantastica.
Terry Pratchett, Mort l'apprendista.
Terry Pratchett, The colour of magic - The graphic novel.
Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo dirci cristiani.
Terry Pratchett, Uomini d'arme.
Francesco Guccini, Cittanòva Blues.
Terry Pratchett, A me le guardie!.
Desmond Morris, Il cane, tutti i perché.
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Douglas Adams, Praticamente innocuo.
Douglas Adams, Addio e grazie di tutto il pesce.
Douglas Adams, La vita, l'universo e tutto quanto.
Douglas Adams, Ristorante al termine dell'universo.
Kurt Vonnegut, Mattatoio n°5.
Arthur Conan Doyle, The hound of Baskervilles.
Robert Luis Stevenson, Treasure Island.
Arthur Conan Doyle, A study in scarlet.
Georges Perec, W o il ricordo d'infanzia.
Joseph Conrad, Lo specchio del mare.
Michele Mari, Verderame.
Giampaolo Dossena, Dante
Donald Barthelme, Biancaneve
Giorgio Manganelli, Poesie
Paolo ALbani, La governante di Jevons
Ermanno Cavazzoni, Storia naturale dei giganti
Gianni Mura, Giallo su giallo
Giampaolo Dossena, Mangiare banane
Gianni Clerici, Zoo
Gianni Clerici, Alassio, 1939
David Foster Wallace, Oblio
Francesco Guccini, La legge del bar e altre comiche.
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Template: non è 'sto granché però l'ho fatto tutto da me, e quindi...
venerdì, 29 settembre 2006
Il Venerdì di Repubblica informa oggi sulle novità librarie. In risalto Les Bienveillantes, romanzo d'esordio di un 39enne americano, Jonathan Littell, che spopola in Francia. Poi c'è un'intervista a David Foster Wallace in occasione della riedizione (per il decennale) di Infinite Jest.
Sia la riedizione del librone di Wallace che la traduzione dell'altrettanto librone di Littell usciranno per Einaudi.
Ora, mi chiedo se non dovrei andare da Repubblica a farmi dare una paga per passargli le notizie
Sia la riedizione del librone di Wallace che la traduzione dell'altrettanto librone di Littell usciranno per Einaudi.
Ora, mi chiedo se non dovrei andare da Repubblica a farmi dare una paga per passargli le notizie
Seduto in quel caffè
io non pensavo a te

io non pensavo a te

martedì, 26 settembre 2006
Il fenomeno Littell
Jonathan Littell è un americano di 39 anni che vive in Spagna. Ha scritto in francese il suo primo romanzo, Les Bienveillantes, e l'ha proposto a Gallimard (chiedendo tra l'altro un sacco di soldi). L'editore francese l'ha preso e pubblicato un mese fa, e il libro ha già venduto circa 170.000 copie. Tra l'altro si tratta di un romanzo di 900 pagine, mica fischi.
Ce n'è abbastanza per guardare con un certo interesse a questo libro, direi.
Les Bienveillantes è la storia di un ex funzionario delle SS francotedesco che, negli anni '80, pensionato, ripercorre quella parte della sua vita di nazista di 40 anni prima.
Littell, che proviene da una famiglia di ebrei polacchi emigrati negli Usa per sfuggire alle persecuzioni naziste, ha scritto questo libro in 4 mesi dopo 5 anni di ricerche: lo dice in questa intervista. Qui invece l'incipit del romanzo, una scheda, vari brani di recensioni.
Suppongo che un editore italiano abbia già preso i diritti e stia facendo la traduzione. Sennò, che aspetta?
Jonathan Littell è un americano di 39 anni che vive in Spagna. Ha scritto in francese il suo primo romanzo, Les Bienveillantes, e l'ha proposto a Gallimard (chiedendo tra l'altro un sacco di soldi). L'editore francese l'ha preso e pubblicato un mese fa, e il libro ha già venduto circa 170.000 copie. Tra l'altro si tratta di un romanzo di 900 pagine, mica fischi.Ce n'è abbastanza per guardare con un certo interesse a questo libro, direi.
Les Bienveillantes è la storia di un ex funzionario delle SS francotedesco che, negli anni '80, pensionato, ripercorre quella parte della sua vita di nazista di 40 anni prima.
Littell, che proviene da una famiglia di ebrei polacchi emigrati negli Usa per sfuggire alle persecuzioni naziste, ha scritto questo libro in 4 mesi dopo 5 anni di ricerche: lo dice in questa intervista. Qui invece l'incipit del romanzo, una scheda, vari brani di recensioni.
Suppongo che un editore italiano abbia già preso i diritti e stia facendo la traduzione. Sennò, che aspetta?
domenica, 24 settembre 2006
La classe politica italiana ha saputo qualche giorno fa che esistono migliaia di ore di intercettazioni telefoniche illegali che riguardano anche alcuni di loro, alcuni politici.
Tempo 24 ore e i politici di ogni parte, come un sol uomo, hanno approvato e appoggiato un decreto legge che impone la distruzione di quelle registrazioni.
Erano TERRORIZZATI.
Tempo 24 ore e i politici di ogni parte, come un sol uomo, hanno approvato e appoggiato un decreto legge che impone la distruzione di quelle registrazioni.
Erano TERRORIZZATI.
Aperta parentesi sportiva
GRANDE
BETTINIIII!!!
GRANDE
BETTINIIII!!!

Chiusa parentesi sportiva
venerdì, 22 settembre 2006
Ho fatto un titolo che sembra preso da "Asterix e Cleopatra", dove c'è il cattivo che fa colazione leggendo la sua copia di FaraoneSera. Ma del resto...
Oggi su Repubblica Salvatore Settis aggiunge un'ulteriore replica alla querelle sul Papiro di Artemidoro. E lo fa sfilandosi - per ora - dal proseguire la tenzone con Luciano Canfora a colpi di articoli di quotidiani (ne sono usciti mi pare 13 in una settimana; i due illustri accademici verranno certamente invitati alla prossima edizione de L'isola dei famosi).
Settis in sostanza dice che non può rispondere compiutamente alle questioni poste da Canfora finché lo studio e la pubblicazione dei dati sul papiro non saranno completati (tra qualche mese, pare). Continuare la "guerra" a colpi di articoli è inutile, dice il direttore della Normale di Pisa confermando comunque, ovviamente, le proprie tesi.
Gli articoli usciti in precedenza si possono leggere nelle rassegne stampa qui (scansioni PDF) e qui (solo testi).
Particolarmente interessanti l'intervista a Canfora sull'Unità del 17 scorso e l'articolo perplesso e un po' preoccupato di Ernesto Ferrero su La Stampa. Quest'ultimo, Ferrero, scrive infatti: "L'affaire mi riguarda anche personalmente: come autore e come torinese. Come autore, perché la Compagnia per l'Arte della Compagnia di San Paolo mi ha commissionato un romanzo che è una libera reinvenzione narrativa della vicenda. Ha come titolo La misteriosa storia del papiro di Artemidoro, è uscito in prima battuta come allegato della Stampa e adesso è stato ripubblicato nei Tascabili Einaudi." Ferrero teme (spera) insomma di diventare un Dan Brown involontario.
In ogni caso continua a sembrare curiosa l'asprezza del confronto e soprattutto lo spazio che ha avuto sulla stampa quotidiana: impossibile non sospettare che tale rilevanza mediatica sia dovuta più alla notorietà e all'impegno civile dei due intellettuali che all'argomento dibattuto (per dire: attaccare Settis vuol dire anche attaccare colui che il ministro Rutelli ha nominato due mesi fa presidente del ricostituito Consiglio superiore dei Beni culturali; ma questa è dietrologia, discorsi poco seri, roba da blog; ah già!, questo è un blog).
Oggi su Repubblica Salvatore Settis aggiunge un'ulteriore replica alla querelle sul Papiro di Artemidoro. E lo fa sfilandosi - per ora - dal proseguire la tenzone con Luciano Canfora a colpi di articoli di quotidiani (ne sono usciti mi pare 13 in una settimana; i due illustri accademici verranno certamente invitati alla prossima edizione de L'isola dei famosi).
Settis in sostanza dice che non può rispondere compiutamente alle questioni poste da Canfora finché lo studio e la pubblicazione dei dati sul papiro non saranno completati (tra qualche mese, pare). Continuare la "guerra" a colpi di articoli è inutile, dice il direttore della Normale di Pisa confermando comunque, ovviamente, le proprie tesi.
Gli articoli usciti in precedenza si possono leggere nelle rassegne stampa qui (scansioni PDF) e qui (solo testi).
Particolarmente interessanti l'intervista a Canfora sull'Unità del 17 scorso e l'articolo perplesso e un po' preoccupato di Ernesto Ferrero su La Stampa. Quest'ultimo, Ferrero, scrive infatti: "L'affaire mi riguarda anche personalmente: come autore e come torinese. Come autore, perché la Compagnia per l'Arte della Compagnia di San Paolo mi ha commissionato un romanzo che è una libera reinvenzione narrativa della vicenda. Ha come titolo La misteriosa storia del papiro di Artemidoro, è uscito in prima battuta come allegato della Stampa e adesso è stato ripubblicato nei Tascabili Einaudi." Ferrero teme (spera) insomma di diventare un Dan Brown involontario.
In ogni caso continua a sembrare curiosa l'asprezza del confronto e soprattutto lo spazio che ha avuto sulla stampa quotidiana: impossibile non sospettare che tale rilevanza mediatica sia dovuta più alla notorietà e all'impegno civile dei due intellettuali che all'argomento dibattuto (per dire: attaccare Settis vuol dire anche attaccare colui che il ministro Rutelli ha nominato due mesi fa presidente del ricostituito Consiglio superiore dei Beni culturali; ma questa è dietrologia, discorsi poco seri, roba da blog; ah già!, questo è un blog).
giovedì, 21 settembre 2006

(Il naturale seguito della Waste Land è senz'altro il wasted time.)
(È la prima volta che faccio un videogame di questo genere, lo giuro!)
(È la prima volta che faccio un videogame di questo genere, lo giuro!)
martedì, 19 settembre 2006
Ho scaricato, ricaricato ed ora linkato varie altre letture d'autore. Ne posto due (altre in séguito):
Pier Paolo Pasolini che legge la sua Supplica a mia madre (qui il testo);
ed Ezra Pound che declama il suo Cantico del sole, il cui testo è quello che segue:
The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation
Troubles my sleep,
The thought of what America,
The thought of what America,The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation
Troubles my sleep.
Nunc dimittis, now lettest thou thy servant,
Now lettest thou thy servant
Depart in peace.
The thought of what America,
The thought of what America,
The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation...
Oh well!
It troubles my sleep.
Pier Paolo Pasolini che legge la sua Supplica a mia madre (qui il testo);
ed Ezra Pound che declama il suo Cantico del sole, il cui testo è quello che segue:
The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation
Troubles my sleep,
The thought of what America,
The thought of what America,The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation
Troubles my sleep.
Nunc dimittis, now lettest thou thy servant,
Now lettest thou thy servant
Depart in peace.
The thought of what America,
The thought of what America,
The thought of what America would be like
If the Classics had a wide circulation...
Oh well!
It troubles my sleep.
lunedì, 18 settembre 2006
Quod demonstrandum erat, ieri sul Corriere Luciano Canfora risponde a Salvatore Settis con una mezza paginata di puntini sulle i, questioni e confutazioni. Non lo fa però per le rime, Canfora; nel senso che non raccoglie le sarcastiche provocazioni di Settis e ignora tutte le obiezioni che il Rettore della Normale di Pisa ha messo nel suo articolo su Repubblica con lo scopo evidente di far da sfottò.Luciano Canfora invece risponde molto tecnicamente e solo ai punti che ritiene rilevanti. Si vede che il sarcasmo di Settis non gli è piaciuto.
Ovviamente non entro nel merito del contendere (come potrei?), però la risposta canforiana scaccia il mio sospetto di una concordata ostentazione di piume. Ancor più interessante sarebbe a 'sto punto sapere quali regresse belligeranze e insoluti sgarri stiano alle spalle di cotanto incrociar di alabarde. Fazioni politiche? Cattedre contese? Offese ai padri (intesi come insegnanti di riferimento) ("Pater, hercle, tuus - ille inquit - male dixit mihi!")? Ah, saperlo! Saperlo!
Dal Corriere di ieri, tra l'altro, vengo anche a sapere che la vexata quaestio non è iniziata sabato su Repubblica, bensì giovedì sul Corriere; ed è proseguita, con interventi di altri filologi di chiara fama, ancora sul Corriere, su Avvenire, su La Stampa e su QN. Almeno 7 articoli corposi in pochi giorni su quotidiani nazionali.
E tutto per discutere dell'autenticità di un papiro!
Mi piacerebbe procurarmi gli altri articoli, a questo punto. Dopo di che scrivo a Canfora e chiedo lumi dietrologici (perché ovviamente io sto dalla sua parte, salvo sorprese): in passato rispose con cordialità, può darsi lo faccia ancora.
sabato, 16 settembre 2006
E una polemica letteraria che sembra quasi finta
Nel suo ultimo libro, "Il papiro di Dongo", Luciano Canfora descrive schiettamente le polemiche e le scaramucce tra i filologi del Ventennio: ostilità feroci, guerra per le cattedre e i finanziamenti, articoli di giornale tesi a guadagnar meriti per sé e screditare i nemici. Cose così. Proprio come oggi, insomma.
Oggi apro Repubblica e trovo, nel paginone di cultura - che ti trovo? - un lunghissimo articolo di Salvatore Settis che confuta, irride e sfotte un precedente testo di Luciano Canfora, appunto. Argomento del contendere: l'autenticità di un papiro (detto il Papiro di Artemidoro) recentemente studiato ed esposto a Torino da papirologi italiani (tra cui lo stesso Settis).
Per Canfora, che in un articolo su Quaderni di storia, con Stefano Micunco, argomenta essere tale papiro un falso ottocentesco, è quasi un contrappasso.
E tra l'altro, come dicevo, Settis ci va giù pesantissimo impostando tutta la sua replica sul sarcasmo, ovvero fingendosi certo che l'articolo di Canfora sia uno scherzo, un divertissement, tanto sono irricevibili le motivazioni con cui il barese opina la falsità del papiro di Artemidoro. E per di più questo sferzante contrattacco del Settis riceve da Repubblica uno spazio inaudito: doppia pagina centrale e richiamo in prima pagina! Una roba che si dedica di solito, chessò, al nuovo romanzo di Umberto Eco, ad una lamentazione di Baricco, ad una tavola rotonda pullulante di premi Nobel. Non certo ad una polemica tra papirologi su un reperto sconosciuto ai lettori.
Dico questo perché nel leggere l'articolo di Salvatore Settis - a cui seguirà certamente una replica di Canfora - ho avuto l'impressione di una cosa concordata, una polemica preparata a tavolino. Nel leggere l'inizio quasi sembrava che i due illustri filologi fossero non l'un contro l'altro armati ma sghignazzanti a braccetto con fare goliardico - tanto è omogeneo e sottile il sarcasmo di Settis.
Non posso entrare nel merito delle argomentazioni pro e contro, ovviamente (dato che di papirologia non ne so una beata mazza); però noto la forma retorica usata nell'articolo di Repubblica di oggi: si elencano le obiezioni di Canfora-Micunco e poi si smontano una ad una, con un crescendo di falsa incredulità che porta appunto a dire, con sarcasmo, che di certo i baresi scherzavano!, nel fare quelle obiezioni. Andiamo! Due filologi di tale fama come Canfora e Micunco non possono aver scritto ciò che hanno scritto se non scherzando!
Una forma retorica classica, insomma, in cui si confuta l'avversario dicendo le cose in modo da farlo apparire fesso, o ingenuo. E per far ciò il metodo è il seguente: i veri punti di discordia, le cose su cui tra studiosi di massimo rango si hanno diverse sfumature interpretative (opinabili), si enunciano in breve; e si dà invece spazio e bordone di grancassa a divergenze fabbricate distorcendo con malizia la posizione altrui, sì da poter far fare all'avversario la figura del fesso (almeno davanti al pubblico dei non specialisti, cioè la quasi totalità, in questo caso).
L'articolo di Canfora e Micunco su Quaderni di Storia non l'ho letto, ma certamente era anche quello altrettanto feroce e salace di questo di Settis. E lo stesso per gli articoli che seguiranno. C'è da attendersi uno scontro in cui il povero Artemidoro è solo un casus belli pretestuoso dietro al quale ci sono ostilità tra accademici risalenti a chissà cosa. Forse risalenti persino al libro di Canfora, "Il papiro di Dongo".
A meno che, come dicevo, la cosa non sia una finta tenzone letteraria, uno scambio di elzeviri di comune preaccordo per metter su un po' di giocoso polverone.
In entrambi in casi, tuttavia, lo spazio avuto dall'articolo di Settis si spiega solo col fatto che, dietro ai due clarissimi studiosi, ci sono i due maggiori quotidiani italiani: Canfora scrive sul Corriere della Sera, ricordiamolo.
D'accordo o con inimicizia, l'autopromozione l'otterranno comunque entrambi.
Domani e nei prossimi giorni compro il Corriere.
Nel suo ultimo libro, "Il papiro di Dongo", Luciano Canfora descrive schiettamente le polemiche e le scaramucce tra i filologi del Ventennio: ostilità feroci, guerra per le cattedre e i finanziamenti, articoli di giornale tesi a guadagnar meriti per sé e screditare i nemici. Cose così. Proprio come oggi, insomma.
Oggi apro Repubblica e trovo, nel paginone di cultura - che ti trovo? - un lunghissimo articolo di Salvatore Settis che confuta, irride e sfotte un precedente testo di Luciano Canfora, appunto. Argomento del contendere: l'autenticità di un papiro (detto il Papiro di Artemidoro) recentemente studiato ed esposto a Torino da papirologi italiani (tra cui lo stesso Settis).
Per Canfora, che in un articolo su Quaderni di storia, con Stefano Micunco, argomenta essere tale papiro un falso ottocentesco, è quasi un contrappasso.
E tra l'altro, come dicevo, Settis ci va giù pesantissimo impostando tutta la sua replica sul sarcasmo, ovvero fingendosi certo che l'articolo di Canfora sia uno scherzo, un divertissement, tanto sono irricevibili le motivazioni con cui il barese opina la falsità del papiro di Artemidoro. E per di più questo sferzante contrattacco del Settis riceve da Repubblica uno spazio inaudito: doppia pagina centrale e richiamo in prima pagina! Una roba che si dedica di solito, chessò, al nuovo romanzo di Umberto Eco, ad una lamentazione di Baricco, ad una tavola rotonda pullulante di premi Nobel. Non certo ad una polemica tra papirologi su un reperto sconosciuto ai lettori.
Dico questo perché nel leggere l'articolo di Salvatore Settis - a cui seguirà certamente una replica di Canfora - ho avuto l'impressione di una cosa concordata, una polemica preparata a tavolino. Nel leggere l'inizio quasi sembrava che i due illustri filologi fossero non l'un contro l'altro armati ma sghignazzanti a braccetto con fare goliardico - tanto è omogeneo e sottile il sarcasmo di Settis.
Non posso entrare nel merito delle argomentazioni pro e contro, ovviamente (dato che di papirologia non ne so una beata mazza); però noto la forma retorica usata nell'articolo di Repubblica di oggi: si elencano le obiezioni di Canfora-Micunco e poi si smontano una ad una, con un crescendo di falsa incredulità che porta appunto a dire, con sarcasmo, che di certo i baresi scherzavano!, nel fare quelle obiezioni. Andiamo! Due filologi di tale fama come Canfora e Micunco non possono aver scritto ciò che hanno scritto se non scherzando!
Una forma retorica classica, insomma, in cui si confuta l'avversario dicendo le cose in modo da farlo apparire fesso, o ingenuo. E per far ciò il metodo è il seguente: i veri punti di discordia, le cose su cui tra studiosi di massimo rango si hanno diverse sfumature interpretative (opinabili), si enunciano in breve; e si dà invece spazio e bordone di grancassa a divergenze fabbricate distorcendo con malizia la posizione altrui, sì da poter far fare all'avversario la figura del fesso (almeno davanti al pubblico dei non specialisti, cioè la quasi totalità, in questo caso).
L'articolo di Canfora e Micunco su Quaderni di Storia non l'ho letto, ma certamente era anche quello altrettanto feroce e salace di questo di Settis. E lo stesso per gli articoli che seguiranno. C'è da attendersi uno scontro in cui il povero Artemidoro è solo un casus belli pretestuoso dietro al quale ci sono ostilità tra accademici risalenti a chissà cosa. Forse risalenti persino al libro di Canfora, "Il papiro di Dongo".
A meno che, come dicevo, la cosa non sia una finta tenzone letteraria, uno scambio di elzeviri di comune preaccordo per metter su un po' di giocoso polverone.
In entrambi in casi, tuttavia, lo spazio avuto dall'articolo di Settis si spiega solo col fatto che, dietro ai due clarissimi studiosi, ci sono i due maggiori quotidiani italiani: Canfora scrive sul Corriere della Sera, ricordiamolo.
D'accordo o con inimicizia, l'autopromozione l'otterranno comunque entrambi.
Domani e nei prossimi giorni compro il Corriere.







