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Gianni Clerici, Alassio, 1939
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*


Testo della Legge Finanziaria 2008
così come approvata dal Senato il 15 novembre 2007.
Casomai, non so, qualcuno volesse...



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lunedì, 31 ottobre 2005
ore 16.45

Sembra che gli splinderini abbiano rimesso insieme i pezzi.


domenica, 30 ottobre 2005
Abbiamo raggiunto una certezza

Splinder non è rock


opere/8


Discesa in profondo, libri e travertino, 2004


sabato, 29 ottobre 2005
Circeo et circenses

È bello sapere che le forze dell'ordine del Paese con le stragi impunite hanno fatto prodigiosi passi avanti.
Ed è ben giusto che, quando le meraviglie della tecnologia al servizio dell'acume dei nostri valorosi detective attingono dei risultati concreti, è ben giusto, dicevo, che l'opinione pubblica lo sappia e possa così andarne fiera e sentirsi rassicurata.

D'altra parte, anche sdrammatizzare è importante (mai più strategie della tensione!)

E dunque:
24 ore fa il latitante mostro del Circeo n°3, Andrea Ghira, era passato per Roma nel 1995: una foto ai clienti di una mignotta romana (tutti fotografati, non vogliamo sapere perché) era stata analizzata dagli esperti del Ros i quali, misurando le distanze fisiognomiche tratte dalla foto, concludevano con declamata certezza che uno degli zozzoni immortalati era desso, il latitante, il mostro.

Passa meno di una giornata.
Andrea Ghira è morto in Spagna nel 1994: trovato il corpo, confrontate le impronte digitali (?!). Nessun dubbio.

Bon, in attesa di sapere domani se Ghira si appresti a girare "Halloween 36", uno si chiede se per caso negli uffici stampa dei Carabinieri non ci sia  un burlone, un sabotatore, uno che rema contro.
Perché ovviamente non è mica possibile che due fattì così arrivino sulla stampa a  stretto giro di  smentita l'uno dall'altro per puro caso; o per incompetenza. E' da escludere, no?

Quindi.
Chi è la talpa?


Libri ricevuti in omaggio...

...da dismissione di parenti,
i quali, avendo necessità di recuperare spazi e sconfiggere le ragnatele, han pensato bene di colmare un poco dello
spazio mio - non avendo per altro io difficoltà a convivere con le ragnatele (finché stanno esse al proprio posto, si capisce).

(Per altro, dubito che le ragnatele si possano togliere del tutto, in questo elenco)

Benedetto Croce, "Estetica", Laterza 1958
Benedetto Croce, "Nuovi saggi di estetica", Laterza 1958
Benedetto Croce, "Ultimi saggi", Laterza 1948
György Lukàcs, "Il marxismo e la critica letteraria", Einaudi 1957
Georg (sic) Lukàcs, "Contributi alla storia dell'estetica", Feltrinelli 1957
György (sic!) Lukàcs, "Contributi alla storia dell'estetica", Feltrinelli 1966
J.K. Galbraith, "L'età dell'incertezza", Mondadori 1977
A. Moravia - E. Zolla, "I moralisti moderni", Garzanti 1959
Benedetto Croce, "Breviario di estetica", Laterza 1962
Denis Diderot, "Scritti di estetica", Feltrinelli 1957
Franco Fochi, "Lingua in rivoluzione", Feltrinelli 1966
Aa.Vv., "Sul marxismo e le scienze", Quad. di Critica Marxista, 1973
Pierre Guiraud, "La semantica", Bompiani 1966
Erich Auerbach, "Mimesis", Einaudi 1956
A.J. Ayer, "Linguaggio verità e logica", Feltrinelli 1961
Vico, "La scienza nuova", BUR 1963
Campanella, "La città del sole", Feltrinelli 1979
Antonio Banfi, "Vita di Galileo Galilei", Feltrinelli 1966
G. Lombardo-Radice, "Pedagogia di apostoli e di operai", Laterza 1936
Ludwig Feuerbach, "L'essenza del cristianesimo", Feltrinelli 1960
Theodor W. Adorno, "Terminologia filosofica", Einaudi 1975
Paolo Rossi, "Il pensiero di Galileo Galilei", Loescher 1968
Pietro Rossi, "Gli illuministi francesi", Loescher 1967
Galileo Galilei, "Il saggiatore", Feltrinelli 1965
Muratori, "Dei difetti della giurisprudenza", BUR 1958
Maurice Dobb, "I salari", Einaudi 1965
Giulio C. Lepschy, "La linguistica strutturale", Einaudi 1966
Giorgio Fano, "Origini e natura del linguaggio", Einaudi 1973
G.G.F. Hegel, "Introduzione alla storia della filosofia", Laterza 1946
J.G. Fichte, "L'essenza del dotto", La Nuova Italia 1967
G.G. Rousseau, "Il contratto sociale", Vallecchi 1928
Platone, "Processo e morte di Socrate", BUR 1949
Domenico Tarizzo, "Ideologia della morte", Il Saggiatore 1965
Eugenio Garin, "Cronache di filosofia italiana 1900-1960", Laterza 1966
Franz Altheim, "Il dio invitto", Feltrinelli 1965
N.M. Wildiers, "Introduzione a Teilhard de Chardin", Bompiani 1966
Lewis Jacobs, "L'avventurosa storia del cinema americano" Il Saggiatore 1952
Valentino Martinelli, "Bernini", Mondadori 1953
Virgilio Gilardoni, "Corot", Mondadori, 1953
Virgiglio Gilardoni, "L'impressionismo", Mondadori 1955
Terisio Pignatti, "Lo stile dei mobili", Mondadori 1956
Dino Formaggio, "Van Gogh", Mondadori 1953
Emilio Cecchi, "La scultura fiorentina del '400", Garzanti 1960
M.A. Levi-A. Stenico , "Pittura greca", Mondadori 1956
S.M. Eisenstein, "Memorie", Editori Riuniti 1961
Arnaldo Bruschi, "Bramante", Laterza 1973
Robert Alley, "Ultimo tango a Parigi", Garzanti 1973
Filippo De Sanctis, "Alberto Lattuada", Guanda 1961
François Truffaut, "Gli anni in tasca", Armando 1978
Massimo Mida, "Roberto Rossellini", Guanda 1961
Adelio Ferrero, "Jules Dassin", Guanda 1961

fine prima parte. non ho più voglia di ricopiare.


opere/7

voltolettere2, vetro, 2005


venerdì, 28 ottobre 2005
opere/6

Volto-libri, libri e tempera su tela, 2004


Perec: monografia riedita e accresciuta

Notizia pour les perecquiens: le edizioni Inculte hanno ripubblicato il numero della rivista de l'ARC dedicato a Georges Perec, riveduto ed ampliato. Pare sia possibile acquistarlo on line qui, ma per ora non funziona (magari a novembre).

  
Georges Perec (Editions Inculte / novembre 2005) 256 pages / 10, 50 euros

Réédition augmentée et corrigée du volume collectif de la revue de l'ARC consacrée à Georges Perec. Au programme : un long entretien avec Perec, des inédits de l'auteur, des textes critiques signés Harry Mathews, P.OL. Paul Virilio , Bernard-Olivier Lancelot, Jacques Roubaud, Gilbert Lascault, Jean Duvignaud, Julio Cortazar, Bernard Pingaud, Catherine Clément, Robert Misrahi, etc. En postface, un long texte de Laird Hunt, romancier américain et spécialiste de Perec.



Ma l'esenzione ICI per la Chiesa non l'avevano ritirata?

Forse era per finta. La Commissione Finanze ha approvato ieri questo emendamento che ripropone appunto l'esenzione per gli immobili di proprietà di enti religiosi - di qualsiasi religione, pare - per la gioia dei Comuni che si vedono sparire anche questa entrata.


Un recensione di ieri su un libro di ier l'altro che mi torna di spunto oggi

Il senso dell'opera d'arte individuale nel mercato massificato della cultura; un particolare significato di "élite".
Rileggo una mia recensione di qualche anno fa (sul libro postumo di William Gaddis "Agàpe, agape", tutt'ora non tradotto in italiano) e mi accorgo di come contenga spunti ancora stimolanti. Mi accorgo anche che ha qualche connessione con discussioni di pochi giorni fa (su Vibrisse, su Lipperatura, su Roquentin).Mi pare persino che le parole di Gaddis prefigurino un uso del web per la letteratura e l'arte ancora oggi non raggiunto.  Mi accorgo infine di aver completamente dimenticato ciò che mi era parso valido quando ho scritto la rece, che perciò ripropongo qui.

Lo straordinario, ultimo testo di William Gaddis esce ad alcuni anni dalla morte dell'autore (avvenuta alla fine del 1998), per sua esplicita volontà.
È un monologo di circa 90 pagine in cui uno scrittore malato terminale di enfisema polmonare (come Gaddis) cerca di ricapitolare e mettere insieme un testo al quale ha lavorato per decenni, un testo che doveva essere una storia della pianola meccanica negli USA come emblema della massificazione e devastazione della creazione artistica.

L'impianto autoreferenziale e autobiografico è fin troppo evidente fin dall'inizio: Gaddis raccolse davvero materiale su quell'argomento per almeno 40 anni, una quantità enorme di materiale per un'opera che poi decise di trasformare in un breve romanzo, "Agape, agape", appunto.
In questa scelta - così come nella costruzione autoreferenziale - è contenuto in parte il senso del testo e le tesi che sostiene: la rinuncia a scrivere un testo desiderato per tutta la vita contiene infatti il soccombere dell'artista singolo di fronte alla società tecnologicamente massificata; e tuttavia questa rinuncia non è una sconfitta, come si deduce dalla ultime pagine del testo.

Il protagonista di "Agape, agape" denuncia dunque l'uccisione dell'artista per effetto della tecnologia, della massificazione del gusto, della democrazia: una tesi indubbiamente elitarista e reazionaria, e certamente non nuova (Eliot, Pound, Jünger si muovono su corde simili, per citare i primi che mi vengono in mente): "...because that's what it's about, that's what my work is about, the collapse of everything, of meaning, of language, of values, of art, disorder and dislocation wherever you look..."
E  ancora: "...where individual is lost, the unique is lost, where authenticity is lost not just authenticity but the whole concept of authenticity, that love for the beautiful creation before it's created that that, (...) That natural merging of created life in this creation in love that transcends it, a celebration of the love that created it they called agape, that love feast in the early church, yes."

La tesi apocalittico-elitarista per cui l'arte massificata può solo soddisfare l'entertainment e la tecnologia ha permesso ciò (Gaddis cita vari autori, persino Flaubert quando dice "L'unico sogno della democrazia è di elevare il proletariato al livello di stupidità della borghesia") è radicale e non nuova, appunto - tanto meno condivisibile.

Ma il senso del testo di Gaddis, IMHO, non è questo.

Il suo citare Tolstoj (La sonata a Kreutzer), Melville (Moby Dick), Bernhard (Il soccombente, vero modello ispiratore di Agape, agape, tanto che Gaddis scrive nei suoi appunti che sembra che Bernhard abbia rubato le sue idee ancora prima che lui le avesse), du Maurier (Trilby), Huizinga, Freud etc. non serve ad argomentare quella tesi bensì a indicare la affinità tra menti diverse in epoche diverse e la fratellanza (agape) tra queste individualità che è il risultato ancora possibile della creazione artistica - risultato e motore ancora possibile, anche oggi, della creazione artistica.

"...they'd say I'm afraid of the death of the elite because it means the death of me of course I can't really blame them, I've been wrong about everything in my life it's all been fraud and fiction, let everybody down except my daughters..."
Gaddis parla di sé, in realtà. E nelle ultime pagine il gioco del racconto autoreferenziale svanisce ed è l'autore che parla direttamente al lettore, senza più gioco o ironia (forse da ciò, anche, è venuta l'esigenza di imporre alcuni anni di attesa, dopo la sua morte, prima di pubblicare il testo).

Alcuni versi di Michelangelo (presenti in tutte le opere di Gaddis) esplicitano questo riferimento autobiografico: "O Dio, o Dio, o Dio/ Chi m'ha tolto a me stesso/ Ch'a me fusse più presso/ O più di me potessi, che poss'io?/ O Dio, o Dio...".
Lo scrittore anziano e malato, di fronte alla stesura di un'opera che deve rinunciare a scrivere, punta l'attenzione su quel "se stesso che avrebbe potuto fare di più", sulle possibilità di un artista da giovane frustrate dal mercato tecnologicamente massificato. Frustrate perché? Forse per aver cercato il consenso e l'immortalità in un'epoca in cui ciò è impossibile se non rinunciando a se stessi, appunto ("Quale immortalità se oggi c'è una nuova generazione ogni 4 giorni?", dice Gaddis).

La sconfitta individuale (del Soccombente Friedrich o dello scrittore di "Trilby" Svengali; ma anche di Gaddis che scrive "Il mio primo libro è diventato il mio nemico") è dunque frutto di un'ambizione troppo egocentrica e soprattutto male indirizzata: non il mercato massificato può fruire dell'opera creata dal "se stesso che può fare di più", ma proprio l'autore e soprattutto altri uomini con una sensibilità affine alla sua. In questo senso l'opera d'arte senza compromessi ha ancora senso.
Una tesi fino in fondo elitarista, senza dubbio, ma che assume credibilità come 'confessione' individuale (per di più sul letto di morte).
Oltre a tutto ciò, non bisogna scordare di dire che il testo è assolutamente bellissimo.


giovedì, 27 ottobre 2005
"...e dopo non c'è più niente di buono/ finché la primavera non sia giunta."

Si capisce che è tempo di tirar fuori i vestiti da inverno quando il gatto di 6 mesi passa la mattinata nel primo posto morbido che trova, invece di andare fuori in giardino.

micetto10-2005


mercoledì, 26 ottobre 2005
La commedia inedita di Kerouac

  E' un'opera teatrale in tre atti, si intitola "The beat generation" (originale), pare sia saltata fuori da poco dalle carte "bottomless" di Jack Kerouac. Ne hanno fatto pubblica lettura (parziale) a New York Ethan Hawk e un paio di giovani attori.
Kerouac scrisse questo lavoro mentre aspettava l'uscita di "On the road".
Mai pubblicata né conosciuta, l'opera fu usata tuttavia - limitatamente al terzo atto -  per il soggetto di "Pull My Daisy,"un film del 1959 con Allen Ginsberg, Gregory Corso e Larry Rivers, e con la voce fuori campo di Kerouac.
Alla lettura era presente anche A. M. Homes che, tanto per dar sugo al gossip, ha detto che da adolescente, scoprendo i libri di Kerouac, aveva saputo anche che lo scrittore era stato ricoverato al Bethesda Naval Hospital nel periodo del suo concepimento: da ciò aveva fantasticato poter essere Kerouac suo padre - e Susan Sontag sua madre.
C'è poi un aneddoto divertente sulla "fine" della beat generation, ma non ho voglia di tradurlo.

Tutto ciò solo per informazione. Io non vado pazzo per Kerouac.

Nella foto, da sinistra, Ethan Hawk e la Homes


Libri In Lettura e Quasi In Lettura Salvo Ripensamenti

LIL
Donald Barthelme (ancora lui), "
Atti innaturali, pratiche innominabili"
Richard Powers, "Tre contadini che vanno a ballare"
Harry Mathews, "The case of the persevering maltese - Collected essays"

LQIL (SR)
Richard Powers, "Il dilemma del prigioniero"
Richard Powers, "Galatea 2.2"

(Io sono assolutamente sicuro che i libri di Powers mi piacciono moltissimo - non l'ho letto e mi piace, per così dire. Sicuramente leggerò anche gli altri.)

(I saggi di Mathews sono interessanti, mi pare.Fin qui.  Quello su Perec è molto lucido.)



Ho scoperto Arcoiris

Meglio tardi che mai. Arcoiris è un archivio web gratuito di filmati decisamente poco diffusi. Ci si trovano, spulciando, vere rarità.

Per esempio, questo Pasolini che parla della "Lettera ad una professoressa" dei ragazzi di Don Milani pare si trovi soltanto qui - sebbene il materiale tv su Pasolini sia stato proposto qua e là molte volte. (Questo filmato richiede RealPlayer; per gli altri si può scegliere il formato.)

O questo ciclo di conferenze filosofiche curate da Salvatore Natoli sul tema "Le virtù dei non credenti" (tema che torna spesso nel blog Azione Parallela)

O questi commenti estemporanei di Furio Colombo e Umberto Eco sorpresi in diretta dalla notizia dell'elezione di Ratzinger.

O questo incontro con Sergio Rotino e Davide Bregola su "Resistenza60". O 'uest'altro com Giulio Mozzi.

Eccetera.

Chiaramente Arcoiris e i filmati che contiene  sono tutti di un certo tipo, hanno per lo più una connotazione politica precisa. Ma sono filmati, non interpretazioni. Video canta e villan dorme.


martedì, 25 ottobre 2005
Ultimi Libri Letti

Jonathan Lethem, Men and cartoons
Donald Barthelme, Ritorna, dottor Caligari
Nicholson Baker, L'ammezzato
Marina Polacco, L'intertestualità.

Non ci ho voglia di scrivere commenti; ieri ho murato troppe mattonelle (finito, però).

(Ah, ma di Baker ho già scritto! Ottimo:
Nicholson Baker, L'ammezzato.)

(Ho bisogno di un template nuovo: suggerimenti?)


Rece "The people of paper"

A proposito, una specie di recensione di "The people of paper" - dopo tanti pezzetti qua e là - l'avrei fatta, e sta su Booksblog.


Mozzi chiude i commenti

"Vibrisse" annuncia la chiusura dei commenti, causa difficoltà da parte di Giulio Mozzi a gestire il flusso di spam senza incappare in qualche errore e relative proteste.
Allora, se la decisione non è frutto di uno dei giorni saturnini che capitano a volte a Giulio, nessuno sa dare suggerimenti concreti per gestire in automatico almeno parte del filtraggio dello spam?

Andiamo! Quelli tecnicamente 'imparati' facciano uno sforzino.


Un film dai racconti di DFWallace

  Se il progetto va in porto (previsto inizio riprese nella primavera 2006), i fan di David Foster Wallace potranno cominciare ad aspettare, trepidi e/o strafatti, una ineguagliabile occasione per dirsi delusi-incazzati-sprezzanti.
O magari anche no.
In ogni caso John Krasinski, cioè colui che sta scrivendo la sceneggiatura per il film tratto da "Brevi interviste con uomini schifosi", è molto giovane, fa anche l'attore e sarà forse anche il regista; come dire: non si sa cosa aspettarsi, se una ciofeca galattica o una cosa apprezzabile. Entertaiment Weekly, che dà la notizia, dice poco o nulla, a parte il fatto che Bonnie Nadell, l'agente di Wallace, ha accettato di dare i diritti per il film.
"Brief interviews with hideous men" è una raccolta di racconti strepitosa, pirotecnica; il più alto grado del virtuosismo della scrittura di Wallace (come si faccia a trarre un pezzo di film da "Ottetto", è un mistero; probabilmente quella parte sarà saltata). Tuttavia non è l'opera di Wallace più amata  (io la penso diversamente).  In ogni caso un film tratto da quei racconti avrebbe bisogno, dico, di un regista e uno sceneggiatore col pacco ben immerso dentro al secchio. Vederém.


lunedì, 24 ottobre 2005
UnPo'DiColore

click per ingrandire


Clonazione

Guardando le cronache politiche dalla Polonia, vien da pensare che la realtà prefigurata da Houellebecq ne "L'isola" sia già tra noi.


domenica, 23 ottobre 2005
Sei tu il 5000?

Bon, stiam per girare la boa di 5000 accessi in circa un mese. Non so se sian tanti o pochi; di sicuro ci ho capito poco, finora. Evvabè.

Chi fa scattare il 5000 vince una caricatura. Si accontenti.


Dedicato a Pera /3



Son cose che fa sempre piacere vedere

I neo-old-socialisti che si scannano tra loro al congresso


sabato, 22 ottobre 2005
Crucinarrazione - una prova

  Comporre un cruciverba è molto divertente. Ne ho fatti tanti, ma poi non scrivo le definizioni né disegno lo schema. Mi fa fatica, e comunque il divertimento è comporli.
Un cruciverba, da un certo punto di vista è il contenitore di molti racconti potenziali. Ora non sto a farla lunga su questo. E' solo per spiegare il giochetto che ho cercato di mettere insieme: un cruciverba le cui definizioni siano contenute in un testo narrativo; e soprattutto un cruciverba che, una volta risolto, possa essere letto riga per riga, e che formi una sorta di racconto molto ellittico e breve.

Bene, metto qua il primo di due o tre tentativi che ho fatto in questo senso. Il risultato è abbastanza triste, almeno dal punto di vista narrativo (parlare di narrativa è già un'esagerazione).

Questo qua sotto è lo schema che, una volta risolto, forma una sorta di racconto pressoché incomprensibile :)


E qui le definizioni, che sono le parti in neretto (messe in ordine progressivo) all'interno dei seguenti brani:

Orizzontali
Ecco dunque la fine della corsa. Naturalmente sono fuori tempo massimo, ma un punto d'arrivo sempre indica il luogo dove ci si trova, comunque.
Ecco, so che sono nella Comunità Europea, tutto qui; senza nessun altro indizio. C'è una cronica, densa foschia in questo periodo storico (ma il passato davvero era tutt'altro che peggio?).
Ho visto tante rabbie, viaggiando: ognuna indica un luogo; ma i delegati politici non sanno rappresentare nessuno di questi odi. Senza inizio, senza ragione, ciascuno ha trovato i propri "caratteri cromatici", per così dire; le proprie insegne regionali. Così le guerre iniziano ogni lunedì, quando la gente va al lavoro. E naturalmente ciò dentro ad ogni comunità porta aridità e carestia.
Un deputato si alza e introduce un'obiezione; parla forbito e indica se stesso. Non sente che la risposta è una negazione poliglotta (non ci sono traduttori simultanei, nelle strade). Io cerco sempre di tradurre; lo faccio quando riconosco un figlio non mio, per così dire.
Attraverso strade di città (ormai sono tutte quasi cieche) e nascondo i miei piccoli difetti: basta questo a stipulare accordi? Ma nelle mie visioni notturne appare chiaro che non si salveranno neppure quelli più che benestanti (quelli ricchi sfondati, forse). Nel sonno sento risuonare ancora la stessa negazione di prima; e poi grida dimenticate: "A noi!"; "Uber alles!". L'arcaico rumore, armonioso, della ferocia.
Spero proprio di non fermarmi mai più; neanche una volta.

Verticali
Bevo un succo di diversi agrumi attraversando terreni agricoli su un treno veloce francese. La stazione di partenza però è a Londra. Ho visto confini protetti da lame di aratri bagnate in un liquore all'anice. La rabbia non ha alcuna cautela; i mitra non hanno regolatori di potenza; il loro suono non si preoccupa dei decibel.
Lontano, nel luogo degli antichi romani, l'organizzazione dei terroristi islamici cerca di avvelenare organismi geneticamente modificati. Un'ira senza fine è l'unica cosa che accomuna tutti, attraverso i confini. Non sono solo parole che corrono su America On Line: ci saranno danni fisici; non solo per i contadini francesi; non solo per voi, antichi romani. Anche se non sembra vero: tutto quel veleno sembra preso da un romanzo di stephen king!  e ciò che non fa il cibo lo fa l'ago della siringa.
Cade l'aquila, si fa piccolo il leone. Non serve a niente invocare i politici, o il nome papale, o di altri capi religiosi: ora comanda l'Istituto Costruzioni Agrarie: un potere così profondo da non avere fine. E l'unica, flebile reazione degli inconsapevoli è ciò che si dice sbottando per mandar via qualcuno: parole timide, piccoli gesti di fastidio e paura, che non serviranno a niente.
Allora vado a Roma, antica capitale ricordata su compact disc. Nota bene: là il potere ora ce l'ha l'Istituto Trasporti Appia Moderna (non è buffo?). Aggirata, ferita, lesa al centro del suo potere, l'Europa sa solo stilare un Piano Generale Organizzativo in una sala del Campidoglio.
Tre romani, ex-tramvieri e ora agenti di Pubblica Sicurezza, mi arrestano appena arrivato. Chiedono solo se parlo la langue del sud della Francia e mi portano via.
Nella prigione improvvisata si fa l'appello. Quando arrivano a la settima lettera tocca a me: ricevo un numero tatuato al centro della mano.


Oggi metto anche una canzonètta, va'.

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Mica mi faranno storie per una canzonètta...!


opere/5

Leone con bimbo dormiente, marmo, 2001


Nicholson Baker: egocentrismo mansueto.

baker3Nicholson Baker è un signore di 48 anni che ne dimostra di più (è un po' calvo, canuto, panciuto) ma la cui faccia è bonaria quanto il suo modo di scrivere.
Bon, questo dice niente, non è pertinente e fa molto critica da salotto; quindi Nicholson Baker è un signore di 48 anni che ne dimostra di più (è un po' calvo, canuto, panciuto) ma la cui faccia è bonaria quanto il suo modo di scrivere., ecco.
Dunque, "L'ammezzato" ("The mezzanine", 1986) è il primo romanzo di Baker.  I suoi successivi 9 libri - almeno i romanzi - pare abbiano lo stesso taglio narrativo del primo. E nel primo - L'ammezzato, appunto, per tutte le 157 pagine si descrivono i fatti minimali e i pensieri di un impiegato di una grande azienda durante la sua pausa-pranzo. Per di più il protagonista è un giovane molto garbato, semplice, forse anche non tanto acuto, con un gusto tutto interiore per le elucubrazioni sulle proprie vicende quotidiane e sui propri ricordi. Il punto di partenza di questa non-storia, per esempio, è il fatto che al protagonista si rompe una stringa di una scarpa il giorno dopo esserglisi rotta l'altra: coincidenza che dà da pensare! E Howie (il protagonista) fa partire da lì il flusso dei suoi pensieri e ricordi (quando ha imparato a legarsi le stringhe da solo; quali altri tappe hanno segnato la sua crescita; come si usurano le stringhe? nel legarsele o nel camminare? e in modo simmetrico o no?). In quell'ora di pausa-pranzo il flusso dei pensieri si svolge incessante in un intreccio di ricordi e di piccoli fatti esterni, sempre narrati con piana serenità, quasi come in un romanzo di Walser o di Eichendorf. La predominanza delle divagazioni nella scrittura di Baker è del resto evidenziata dal fatto che quasi in ogni pagina c'è una nota a piè, spesso assai più lunga del testo sopra stante.

Ora, a dirla così il lettore medio si martellerebbe probabilmente le rotule, piuttosto che leggere "L'ammezzato" - anch'io ho pensato 'oggesù, ma è tutto così?'; e invece Baker riesce a rendere avvincente (insomma, quasi) e interessante il flusso di quotidianità, di semplicità e di 'infanzia' nei pensieri del tranquillo impiegato Howie. E poco a poco le sue riflessioni su penne biro, scale mobili, salviette da bagno, modi di salutarsi tra colleghi, superfici lucide, differenza tra le cannucce di carta e quelle di plastica, fotocopiatrici e relativo odore, tappi per le orecchie et multa cetera, questo flusso joyciano e così decisamente antijoyciano costruiscono un mondo riconoscibile per chiunque, popolato di innumerevoli oggetti comuni la cui elencazione e disamina è in effetti il vero edificio narrativo percorso dal romanzo.
Per di più il ruolo di questi oggetti nei ricordi del protagonista è decisamente postmoderno: l'attenzione alle marche e alle confezioni, e al loro modificarsi astorico è un tratto inequivocabile. E un altro elemento congiunge Baker ai propri contemporanei americani: l'attenzione - fortemente coinvolgente per il lettore - verso quelle piccole azioni che ciascuno, più o meno, ha compiuto nella vita ma delle quali non ha mai parlato a nessuno (per es., in DeLillo, il lavarsi i denti usando un dito; o il chiudere gli occhi per tot secondi guidando in autostrada; in Baker, il comportamento per evitare di salutare un conoscente che si incrocia).

Quindi, chi volesse leggere qualcuno dei romanzi di Baker tradotti (ce ne sono 5, mi pare) è avvertito, poi non venga a dire ecc.

Gli infervorati e messianici fautori della "rivoluzione del web" son pregati di tenere il loro probabile disprezzo per libri come "Il mezzanino" dentro la cerchia dei propri sodali. ;)


venerdì, 21 ottobre 2005
Biagi

Madonna com'è invecchiato Enzo Biagi. Su Speciale TG3, o qualcosa del genere, stasera.
Parla persino un po' strascicato. Chiaro, ci ha i suoi 84 (85?) anni; e non è che sia invecchiato per via della epurazione del ducetto di arcore. no. certo, bene non gli avrà fatto, ma insomma.
Insomma, non facciamo comunque in tempo a rivederlo in TV a fare il suo mestiere. Mi sa.


Notizia flash

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Stasera Michel Houellebecq intervistato a
Mizar - Rai2, ore 23.45.
Sì, notizia un po' tardiva, ma magari a qualcuno interessa.
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Piove, governo ladro e 'colletto bianco'!

Anche oggi piove, e son tre giorni di fila. E quindi anche oggi non posso andare a murare quei 10 mq di pezzi irregolari di ceramica che ho da mettere su un muro  all'aperto.
Il blog come diario personale non sta nelle mie corde.